di Andrea Capocci
Il Manifesto, 28 agosto 2026
Cosa avrà fatto mai il collettivo Autistici/Inventati per guadagnarsi la “designazione speciale di terrorista globale”? Le accuse del Dipartimento di Stato Usa parlano di antifascismo, l’ultimo spettro della destra Maga: “il Collettivo A/I offre i suoi strumenti e servizi solo a soggetti appartenenti alla sinistra radicale”. Tuttavia, come il lettore sa bene, è facile imbattersi in antifascisti veri e presunti anche in piattaforme commerciali come Instagram, Facebook o X, eppure Mark Zuckerberg ed Elon Musk non sono sanzionati per i servizi offerti. Utilizzare una infrastruttura online per diffondere posizioni dissidenti o comunicare atti illegali, ben più odiosi di quelli addebitati al movimento antifa, non ha mai portato a simili conseguenze. I precedenti non mancherebbero: basti pensare ai numerosi massacri trasmessi in diretta social dai killer stessi. Qual è dunque il vero delitto commesso dal collettivo Autistici/Inventati?
Quando dai nostri account ci dichiariamo in disaccordo con Trump, Meloni o Netanyahu, le piattaforme non rischiano nulla perché, in fondo, ospitare il dissenso è un simbolo del loro successo e anche della loro utilità per il potere politico. Un’opinione affidata a un social network infatti non è paragonabile a un volantino distribuito davanti a una fabbrica o a un manifesto clandestino: viene analizzata, indirizzata, amplificata o silenziata dagli algoritmi a scopo pubblicitario e, alla bisogna, giudiziario. Gli schieramenti politici, anche i più urticanti, possono essere preziosi per individuare gruppi di affinità e nuove nicchie di mercato, al pari delle foto delle vacanze o delle band preferite.
Solo questa massiccia attività di tracciamento giustifica l’apparente libertà con cui i nostri preziosi pensieri viaggiano in rete. La piattaforma sviluppata in venticinque anni da Autistici/Inventati invece tutela la privacy degli utenti, ne garantisce l’anonimato, non propone contenuti commerciali. Le notevoli capacità tecniche del collettivo sono state messe a frutto per rendere questa anomalia il più robusta possibile, non per affinare le strategie di marketing. Questa è la vera differenza rispetto alle Big Tech. E per questo oggi il collettivo viene punito da una superpotenza mondiale sulla base dello stesso dispositivo messo a punto a suo tempo per colpire Osama bin Laden.
Oggi, sganciare la comunicazione - attività che Homo sapiens pratica da centomila anni - dal marketing è un crimine assai più grave che accalappiare minorenni e generare dipendenza da storie e reel fino a indurre al suicidio diversi adolescenti. Per tacitare queste accuse, due giorni fa la società Meta, proprietaria di Instagram e Facebook, ha accettato di pagare una multa di ben diciassette miliardi di dollari. Conseguenza: il titolo azionario dell’azienda ha guadagnato il 3%.
L’ammenda, per quanto pesante, non ha infatti messo in discussione il dogma del libero mercato dei dati personali e gli investitori ne sono stati rassicurati. Se questa interpretazione della vicenda di Autistici/Inventati è corretta, la sanzione del Dipartimento di Stato riguarda le regole vigenti nell’intero sistema mediatico, compreso questo quotidiano. Per il nostro particolarissimo giornale i lettori sono allo stesso tempo una comunità politica e indispensabili acquirenti e sostenitori. Il nostro sito tuttavia non profila gli utenti e anche il modo in cui siamo in rete e nei social network punta a essere meno invasivo possibile. Ma la sfida di informare senza generare profitti (“socializzare saperi senza fondare poteri”, come recita il motto di Autistici/Inventati) in un panorama tecnologico in rapidissima evoluzione non è mai vinta e ogni giorno si ripresenta in forme nuove. Se Autistici/Inventati vincerà la sua battaglia, avremo tutti una risorsa in più per combattere la nostra.









