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La Provincia Pavese, 17 aprile 2025

La struttura ospita 365 detenuti a fronte di 242 posti regolamentari, niente acqua calda nella sezione femminile. La situazione nel carcere di Vigevano “è drammatica”. Lo scrive nel suo dossier l’Osservatorio di Antigone che ieri ha visitato la casa circondariale. “Erano presenti 365 detenuti a fronte di 242 posti regolamentari, con un sovraffollamento del 150%. Di questi 179 stranieri e 80 donne, di cui alcune nell’unico circuito di Alta sicurezza del nord Italia. La forte presenza di stranieri incide sulle difficoltà trattamentali, perché’ non inseribili nei percorsi. Non sono presenti mediatori culturali e non è possibile rinnovare il permesso di soggiorno all’interno dell’istituto.

Nella giornata di pioggia molte parti della struttura erano infiltrate e pioveva dentro, sia nelle aree comuni che nelle zone delle lavorazioni, oltre che in ogni parte degli edifici che avevano un contatto con il tetto”.

Tra le altre criticità rilevate, “mancava l’acqua calda nel reparto femminile e un in un reparto ex art. 32 tutte le finestre del corridoio erano rotte e tutti i blindi chiusi, compresa lo spioncino. Una cella era stata rotta, allagata e parzialmente bruciata. Un detenuto aveva subito 2 TSO nei giorni precedenti, senza arrivare a una diagnosi. Una detenuta stava svolgendo la chemioterapia in cella, con difficoltà motorie e assenza di piantone o aiuti”. Inoltre, “al reparto femminile comune venivano lamentate la poca facilità ad accedere ai circuiti minimi” e “nonostante gli sforzi di attivare attività nell’istituto, compresa la recente apertura di Bee4 (una cooperativa sociale che impiega oltre 20 persone detenute), permane una scarsa presenza del volontariato, che svolge funzioni fondamentali nella vita quotidiana delle persone detenute”.

“Le condizioni di molte parti del carcere - sottolinea Valeria Verdolini, presidente di Antigone Lombardia - risultano non dignitose, soprattutto per una casa di reclusione che prevede pene lunghe o anche lunghissime. Forse va ripensata la collocazione di una casa di reclusione in un territorio così poco rispondente, soprattutto in vista del possibile allargamento di 80 posti dell’area detentiva, che sottrarrebbe spazi di attività ma soprattutto richiederebbe da parte di tutti un investimento più decisivo su un trattamento che fatica a concretizzarsi, a danno anche e soprattutto dei percorsi di reinserimento sociale”.