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di Manuela Marziani

Il Giorno, 7 agosto 2022

Soli, senza il conforto del cappellano e persino con acqua dall’odore nauseabondo che sgorga dai rubinetti. I detenuti e le detenute del carcere di Vigevano vivono in queste condizioni. Una situazione in cui il sovraffollamento (377 detenuti rispetto a una capienza di 242) risulta quasi un problema secondario, anche se non di rado le difficoltà esplodono e sfociano in risse o azioni violente nei confronti degli agenti penitenziari che sono sotto organico (203 rispetto ai 240 previsti).

Stanchi di vivere in condizioni difficili, le persone che si trovano recluse ai Piccolini hanno inviato una lettera al garante nazionale e regionale dei detenuti, al sindaco di Vigevano e alla curia vescovile.

“Intendiamo far conoscere le condizioni degradanti in cui versiamo - hanno scritto i detenuti -, oltre al pericolo e al rischio che comporta un carcere abbandonato a se stesso. Non ci sono infatti opportunità trattamentali e strumenti per rendere il tempo detentivo un tempo utile. Occorre creare condizioni di sistema che consentano finalmente di considerare la risposta di giustizia come tesa a responsabilizzare in vista del futuro, più che porre rimedio al passato”. Invece in carcere a Vigevano non viene celebrata la messa e alcun culto. La chiesa è adibita alle videochiamate di whatsapp.

“Il cappellano è pressoché assente - hanno aggiunto i detenuti - non celebra la messa, non visita i detenuti; viene preclusa anche la carità cristiana. Il cappellano svolge un ruolo da ponte con il mondo esterno, non è soltanto un conforto”.

Non solo, chi è recluso non può effettuare colloqui visivi con i familiari nell’area verde esistente, ma non accessibile, nemmeno con il Covid ancora in ampia circolazione. “Manca la vigilanza diretta, da parte dei magistrati di sorveglianza di Pavia, volta ad assicurare che l’esecuzione della custodia dei reclusi sia attivata in conformità delle leggi e dei regolamenti - hanno proseguito - e la fornitura per la pulizia delle camere detentive e per l’igiene personale è scarsa: ci vengono consegnati solamente 3 rotoli di carta igienica al mese ciascuno”.

Relativamente all’alimentazione poi, “dai rubinetti esce un liquido di varie colorazioni, scure o bianche come il latte, e dall’odore nauseabondo e fastidioso. Questo non vuole essere un lamento collettivo, ma una richiesta di aiuto e di applicazione dell’ordinamento e del regolamento penitenziario, così come previsto dalla legge”.