sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Claudia Brunetto

La Repubblica, 22 marzo 2025

Il vento della memoria ha soffiato forte ieri a Trapani. È arrivato dal mare per camminare sulle gambe di cinquantamila persone che hanno sfilato in corteo per ricordare le vittime innocenti delle mafie. I nomi sono stati scanditi uno dopo l’altro. In tutto 1.101. Magistrati, appartenenti alle forze dell’ordine, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici, morti per mano delle mafie. I loro familiari, in arrivo da tutta Italia, hanno risposto all’appello dell’associazione Libera nella trentesima “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, organizzata in collaborazione con Avviso pubblico. “Il vento della memoria semina giustizia - dice don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione Libera.

L’80% dei familiari delle vittime innocenti delle mafie non conosce la verità, eppure le verità passeggiano per le vie delle nostre città. Senza verità non si può costruire giustizia e la verità non può andare in prescrizione. Lanciamo un appello a chi sa, anche per quei corpi che non si sono mai trovati: diteci almeno dove sono sepolti”. Ad aprire il corteo una grande bandiera della pace, mentre in alto sventolavano quelle colorate di Libera.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha mandato un messaggio: “I nomi delle vittime di mafia sono parte della nostra memoria collettiva ed è nei loro confronti che si rinnova, anzitutto, l’impegno a combattere le mafie, superando rassegnazione e indifferenza, alleate dei violenti e sopraffattori. La mafia può essere vinta. Dipende da noi: tanti luminosi esempi ce lo confermano”. In testa, i parenti con le facce dei loro cari stampate sul petto. Graziella Accetta, mamma di Claudio Domino, ucciso a Palermo a soli 11 anni nel 1986, ha mostrato in un cartellone i volti dei bambini fatti fuori dalle mafie: 120.

“Aspetto ancora la verità per mio figlio e non perdo la speranza - dice la mamma - mio figlio è sempre con me”. I nomi delle vittime hanno risuonato durante il percorso verso piazza Vittorio Emanuele, pronunciati anche dal palco da diverse personalità, fra cui gli ex procuratori antimafia Pietro Grasso e Cafiero De Raho. Migliaia gli studenti, dai piccoli delle scuole elementari alle superiori. “Ribellati”, è stata la loro parola d’ordine.

“Siamo qui per ricordare chi ha perso la vita per mano della mafia, ma anche per affermare con forza che il problema della criminalità organizzata è tutt’altro che superato”, dice Martina Lembo Fazio, delegata antimafia dell’Unione degli studenti. Il lungomare di Trapani si è riempito di colori e di musica con decine e decine di striscioni.

“L’Italia e le sue istituzioni si inchinano davanti al sacrificio di chi ha perso la vita per mano della criminalità organizzata - dice la premier Giorgia Meloni - Ribadiamo la nostra condanna a ogni tipo di mafia e ci impegniamo, ogni giorno, a combatterla”. “Le istituzioni devono fare muro, devono essere capaci di proteggersi e di proteggere i propri cittadini”, dice la presidente della commissione nazionale Antimafia, Chiara Colosimo. A leggere dal palco alcuni nomi delle vittime anche la segretaria del Pd Elly Schlein.

“Il contrasto alle mafie deve partire dalle scuole e dalla cultura. Serve rafforzare gli strumenti di prevenzione, altro che mettere la tagliola sulle intercettazioni a 45 giorni, questo rischia di rendere più difficili le indagini su reati anche gravi. Lo Stato deve arrivare prima della mafia, non deve lasciare un centimetro in cui si infili il ricatto della mafia”. Anche il tema del lavoro al centro della manifestazione.

“La mafia uccide il lavoro e uccide i diritti - ha detto il segretario generale della Cgil Maurizio Landini - Per contrastarla bisogna affermare il diritto al lavoro delle persone e la loro libertà. Le persone non sono libere se sono precarie, se non arrivano alla fine del mese, se muoiono sul lavoro”. Sipario con il grazie di don Ciotti al presidente Mattarella: “Ci ricorda ogni giorno cosa è la nostra Costituzione, il primo grande testo antimafia. Ma bisogna viverla, non rimanere sulla carta”.