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di Francesco Boezi

Il Giornale, 11 giugno 2022

L’ex presidente della Camera Luciano Violante a tutto campo sula Giustizia. Il centrosinistra, a differenza sua, non voterà Sì sull’abrogazione della Severino. “Pazienza (ride, ndr.). Però è stata giustamente riconosciuta la libertà di coscienza”.

Conferma che voterà per l’abrogazione...

“Sì, perché quelle sono responsabilità dei partiti politici e dei cittadini. Non spettano alla magistratura. D’altra parte il Codice penale prevede la possibilità di infliggere la pena accessoria della sospensione o della interdizione dalle pubbliche funzioni. Non servono automatismi come quelli previsti da quella legge. Poi c’è una questione di democrazia: sulla opportunità di alcune candidature o di alcune presenze nelle istituzioni politiche, devono decidere i partiti. E devono decidere i cittadini non votando candidati o partiti inaffidabili. Se poi i cittadini li votano comunque ne subiranno le conseguenze. In democrazia anche i cittadini hanno le loro responsabilità”.

Lei ha parlato di questione morale interna alla magistratura?

“Certo, c’è una questione morale grave che potrebbe essere sintetizzata così: un eccesso di potere. In relazione al versante esterno, questo eccesso di potere è stato declinato con un rapporto improprio con i mezzi di comunicazione, che sono corresponsabili della situazione in cui ci troviamo. Sul versante interno, invece, con abusi di potere: in molti casi, le promozioni professionali sono state decise sulla base dei rapporti di appartenenza e non in virtù della qualità delle persone. E poi c’è la tendenza a configurarsi come padri guardiani della Repubblica”.

Lei dice che serve un cambio d’assetto generale...

“Sì, anche perché i problemi non li ha soltanto la magistratura ma anche la politica e l’informazione. Bisogna guardare la realtà e dire la verità. È stato per caso considerato quanto costerà la campagna elettorale nei collegi, vista la riduzione del numero dei parlamentari? Si ha presente quanto oggi sono estesi rispetto a ieri? Il fatto che abbiano resi più grandi i collegi influisce sui costi. L’idea che i partiti non debbano avere finanziamenti pubblici, anche se sobri e controllati, apre le porte all’inquinamento della politica”.