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di Irene Famà

La Stampa, 7 dicembre 2024

Il Pd chiede a Nordio di ritirarlo: “Racconta le carceri come esclusivo teatro di conflitto”. Delmastro: “Polemica allucinante e allucinogena, da sinistra un pregiudizio ideologico”. Il carcere dovrebbe essere luogo di riscatto. E gli agenti i custodi di quel luogo così complesso dove quest’anno 86 detenuti si sono tolti la vita. Eppure il calendario 2025 della polizia penitenziaria è un susseguirsi di foto che fanno sfoggio di forza e muscoli. Dodici scatti con manganelli in pugno, pistole spianate e scudi antisommossa, tecniche per immobilizzare una persona a terra e azioni di contenimento, agenti al poligono e con il volto coperto o giubbotti antiproiettile. “Raccontano la formazione attraverso le varie sfaccettature: lo studio, l’addestramento, l’aggiornamento e l’allenamento”, è stato detto durante la presentazione. “È violento e machista”, tuonano dal Partito Democratico. “Chiediamo al governo il ritiro immediato”.

I messaggi che trasmette, sottolineano, “rappresentano le carceri come esclusivo teatro di conflitto e violenza”. Così “si rischia di legittimare approcci repressivi, in netto contrasto con il ruolo che il sistema penitenziario dovrebbe svolgere: favorire il reinserimento sociale delle persone detenute e garantire il rispetto della loro dignità”. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro va all’attacco: difende il calendario, parla di “cieco furore ideologico”, di “pregiudizio per le divise”.

E questa è la seconda polemica che, in poche settimane, investe il ministero della Giustizia sul tema delle carceri, dopo la bufera che si scatenò sullo stesso Delmastro. Era stato proprio il deputato di Fratelli d’Italia, durante la presentazione a Roma di un mezzo blindato della penitenziaria, a dire: “È un’intima gioia l’idea di veder sfilare questo potente mezzo e far sapere ai cittadini come noi sappiamo trattare e incalziamo chi sta dietro quel vetro e non lo lasciamo respirare”. In quel caso, travolto dalle critiche, Delmastro aveva aggiustato il tiro.

“Ci mancherebbe altro che diamo respiro alla mafia e alla criminalità organizzata”, aveva dichiarato. In questo caso, almeno per ora, resta fermo sulla sua posizione. “La polemica sollevata dal Partito democratico è allucinata, allucinante e allucinogena”. E aggiunge: “Credo che gli italiani potranno rotolarsi per terra dal ridere”. Infine ricorda che l’intero ricavato dalla vendita del calendario verrà devoluto all’Ente assistenza per il personale “per provvedere all’assistenza degli orfani e dei figli con disabilità degli agenti della penitenziaria”.

Il gruppo parlamentare del Pd annuncia un’interrogazione a prima firma della deputata Michela Di Biase e sottoscritta dalla responsabile giustizia Debora Serracchiani: “Invitiamo il ministro della Giustizia Carlo Nordio, a cui chiediamo se ha visto e condiviso il video e il calendario prima della loro pubblicazione, a riferire con urgenza in Parlamento”. Sulla stessa linea il senatore Ivan Scalfarotto, capogruppo in commissione giustizia di Italia Viva: “Un’immagine, quella del calendario 2025 della polizia penitenziaria, inutilmente muscolare e totalmente sbagliata”.