sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Liana Milella

La Repubblica, 4 maggio 2023

Se il pm non interviene entro tre giorni dalla denuncia l’indagine può essere avocata dal capo della Procura. Le Dem Camusso e Valente contro una norma che criminalizza i pm anche in assenza di effettivi e macroscopici ritardi. Gelmini di Azione critica, ma vota a favore, come Lopreiato di M5S

Codice rosso, si cambia. Passa al Senato - 128 sì e 28 astenuti - e si avvia alla Camera la proposta della presidente leghista della commissione Giustizia Giulia Bongiorno che affida al capo della Procura la possibilità di avocare l’indagine del pubblico ministero che, nel termine perentorio di tre giorni dalla denuncia di una violenza fatta su una donna, non interviene subito per sentire la donna stessa e prendere i provvedimenti necessari.

Il Pd si astiene - Ma è subito polemica perché il Pd si astiene. Mentre tutti gli altri gruppi votano a favore. Come dicono le senatrici Valeria Valente e Susanna Camusso, la Lega non ha voluto tener conto delle proposte dei Dem che avevano chiesto di ampliare l’obiettivo anche ad altre misure e invece si limitano a quella che, a loro avviso, rischia anche di “criminalizzare” i pm “pur in assenza di clamorosi casi di mancato rispetto dei tre giorni già previsto”. Pur condividendo le stesse perplessità vota a favore invece il gruppo di Azione anche se Mariastella Gelmini parla di “un timido passo in avanti rispetto alla gravità dei problemi”. Azione aveva chiesto l’abbinamento con la proposta già fatta durante il governo Draghi e firmata dalla stessa Gelmini, dalla ministra Elena Bonetti e da Mara Carfagna che invece non è stata abbinata. Voto favorevole, pur tra molte criticità, anche della M5S Ada Lopreiato.

Ma non la pensa affatto così Giulia Bongiorno che già da ministra della Pubblica amministrazione nel governo gialloverde nel 2019 aveva proposto, assieme al Guardasigilli Alfonso Bonafede, il cosiddetto Codice rosso, un insieme di regole stringenti per tutelare le donne minacciate. La legge fu approvata il 17 luglio con 197 sì e 47 astenuti, questi ultimi arrivati già allora dal Pd e da Leu.

Chi sorveglierà i sorveglianti stessi? Ma sentiamo dalla sua viva voce le ragioni di questa nuova legge e del mancato abbinamento con altre proposte che però saranno messe in discussione nella commissione Giustizia già da domani.

“Quis custodiet ipsos custodes?”. Parte da qui, dalla ben nota domanda di Giovenale, contenuta nella sesta Satira, che letteralmente significa “Chi sorveglierà i sorveglianti stessi?”. Questo si chiede Bongiorno che motiva le ragioni dell’urgenza della nuova legge: “Se una donna denunzia di essere vittima di violenze continue deve ottenere aiuto subito, chi indaga deve anche proteggere e capire la gravità del fatto ed emettere immediatamente i necessari provvedimenti cautelari. Invece il 15% delle donne escono dal silenzio, chiedono aiuto, ma non lo ricevono perché la loro denuncia resta sulle scrivanie dei magistrati”.

Le donne non vengono ascoltate - Ancora la Bongiorno nell’arringa a favore della sua legge: “Le donne vengono massacrate senza che nessuno abbia ascoltato cosa stavano subendo e senza che vengano adottate le misure necessarie. Per questo cito Giovenale, perché c’è un sistema che non va, e quindi mi chiedo ma cosa stavano facendo i custodes?”. Bongiorno torna all’approvazione del Codice rosso: “L’ho firmato con Bonafede convintamente, non ho voluto una “legge Bongiorno”, l’ho condiviso, e questa legge l’avevo già pensata da giovane avvocata a Palermo, quando le donne vittime di violenza venivano nel mio studio e poi però non tornavano né da me né a casa loro, perché la denuncia aggravava la loro posizione. Per questo ho scritto il Codice rosso, per dare sprint all’indagine e dare iniziativa immediata, con l’obbligo dei tre giorni”.

Il Codice Rosso non viene applicato come dovrebbe - E qui la senatrice della Lega nonché noto avvocato penalista nonché fondatrice dell’associazione Doppia difesa con Michelle Hunziker si chiede perché il Codice rosso non funziona. E risponde così: “No no no no no no no, il Codice rosso non è stato applicato come doveva essere applicato. Non è la legge che fallisce, ma la sua disapplicazione. Che significa quel tre giorni? È un termine perentorio? Una donna che dice sto per essere massacrata forse può aspettare? Ma mi dicono che nella legge non si parla di termine perentorio, dovete aggiungerlo. E allora noi lo abbiamo messo”.

La lacuna da colmare - Poi, di fronte alle richieste del Pd, di Azione e di M5S la garanzia che “ci sarà spazio in commissione per gli altri provvedimenti”, già in calendario da domani. Bongiorno chiude così: “Io non mi sono arresa di fronte alla disapplicazione del Codice rosso. Se tre giorni sono importantissimi per salvare la vita delle donne, la mia domanda è ‘chi è che non le sta salvando? Cosa c’è? Un ingorgo? Oppure i custodes non stanno facendo il loro lavoro? Se non viene emessa la misura cautelare perché il pm non ascolta la vittima, allora il procuratore generale si prende il fascicolo e aiuta il pm, elimina la lacuna, aiuta la donna, con l’unico obiettivo di tutelare donne stesse. È una misura contro la magistratura? No, si colma una lacuna interpretativa, perché le donne non possono aspettare oltre i tre giorni”.

Valente: “No ai pm sul banco degli imputati” - Il Pd mantiene la sua posizione critica fino alla fine e Valeria Valente, l’ex presidente della commissione Femminicidio, non si lascia convincere dalle parole di Giulia Bongiorno. Dice no alla legge, anche se con un’astensione perché “già esiste il potere del procuratore capo se il fascicolo non va avanti e lo assegna a un altro”. Valente chiede che “s’investa sulla formazione delle forze dell’ordine”. Ma è convinta che “non tutte le donne vogliano essere ascoltate subito dal pm perché questa può essere un’ulteriore violenza al punto che può minare la denuncia stessa per via di uno stato emotivo importante della vittima”.

E la senatrice dice ancora: “Dimostratemi che le donne non vengono ascoltate, datemi un numero per serietà e per rigore. La verità è che le donne non denunciano perché non vengono credute e diventano di nuovo vittime, il problema è il tempo delle indagini e la specializzazione di chi indaga”. Ma sta qui la differenza con Bongiorno: “Adesso noi dobbiamo mettere al centro dell’attenzione gli uomini violenti. Per questo non è giustificato il no al nostro testo e a quello di Gelmini con la motivazione che serve un intervento chirurgico. Io imporrei più misure cautelari, sempre il braccialetto elettronico, più formazione di agenti e pm”.

I “ma” di Gelmini di Azione - Maria Stella Gelmini annuncia il sì del suo gruppo nonostante i tanti “ma”. Perché la legge Bongiorno “non è risposta forte, sistemica, coraggiosa, ai fatti che riempiono le pagine dei giornali, ma è un timido passo in avanti, un bicchiere mezzo vuoto, un intervento puntiforme rispetto alla gravità dei problemi”. Secondo Gelmini “c’è il rischio di perdere un patrimonio specializzazione, manca il sostegno economico e sociale alle vittime e ai bambini, è del tutto assente un approccio sistemico con il coinvolgimento di tutte le forze politiche in Parlamento. La richiesta di Gelmini è la seguente: “Custodia in carcere se vengono violati i braccialetti, il divieto di avvicinamento al luogo della persona offesa, più norme di prevenzione, attenzione ai minori vittime nell’assistere stesso alle violenze”.

Lopreiato, M5S: “Legge da scrivere meglio” - Con altrettante perplessità vota sì anche il M5S con la capigruppo in commissione Giustizia Ada Lopreiato. Perché “il meccanismo che si crea con questa legge non ci convince. Non si può spogliare di un procedimento un magistrato che non assume informazioni dalla persona offesa e poi valutare le sue motivazioni. Il capo della procura deve attendere le motivazioni del pm prima di dare il procedimento ad altro magistrato o avocarlo a sé, in quanto la decisione di non ascoltare la vittima potrebbe nascere da ragioni di sicurezza della stessa persona o dall’esigenza di non intralciare le indagini”. Ovviamente il M5S parla bene della legge sul Codice rosso: “Sta funzionando e ha solo bisogno di alcuni perfezionamenti. Con quella legge abbiamo rafforzato le tutele processuali delle vittime di violenza di genere, introdotto nuovi reati e aumentato le pene previste per i delitti comunemente intesi quali reati spia del femminicidio. Questo tassello in discussione oggi poteva e doveva essere scritto meglio, i nostri emendamenti avrebbero reso più funzionale il testo ma non sono stati accolti. Peccato, perché abbiamo visto tante volte che governo e maggioranza da soli sbagliano”.