di Giuseppe Spadaro*
Il Riformista, 8 giugno 2024
Il Rapporto criminalità minorile e gang giovanili della direzione centrale polizia criminale 2024 prende in esame le segnalazioni di minori della fascia d’età 14-17 anni, denunciati e/o arrestati sul territorio nazionale, con riferimento al periodo 2010-2023. In particolare, in ambito urbano a fronte del numero complessivo di segnalazioni di minori denunciati e/o arrestati diminuito del 4,15% nel 2023 rispetto al 2022, le segnalazioni di minori denunciati e/o arrestati per violenza sessuale, tra il 2022 e il 2023, registrano invece un incremento dell’8,25% sul totale.
L’analisi dei dati condotta in base alla nazionalità dei minori denunciati e/o arrestati mostra che, nei valori annuali, il dato riferibile agli italiani è sempre superiore nell’intera serie storica, e negli ultimi due anni del periodo in esame l’incidenza delle segnalazioni di minori stranieri per violenza sessuale registra un lieve aumento (54,64% nel 2022 e 56,19% nel 2023).
In alcuni episodi recenti che hanno richiamato un’alta attenzione mediatica sono ricorrenti reati di violenza sessuale di gruppo, associati a rapina e lesioni (Milano, 2022); produzione, detenzione e divulgazione di materiale di pornografi a minorile (Firenze, 2023); violenza sessuale di gruppo, ignoranza della persona offesa, corruzione di minorenne e pornografi a minorile (Caivano, 2023). Non vi è dubbio, che costituisce una costante la presenza di vittime minorenni o addirittura infraquattordicenni.
Ancora più che in altri ambiti, il panorama informativo e il dibattito pubblico su questi dati e, più in generale, sul disagio giovanile, si caratterizza per un’elevata infodemia. Su giornali e televisione, così come sui social, abbondano pareri, servizi, interviste, numeri ancorché parziali e non strutturati. Eppure, è difficile arrivare a una sintesi, o perlomeno a un quadro chiaro su cosa stiano vivendo giovani e giovanissimi, su cosa stia davvero accadendo nel paese, in particolare, in tema di violenza sessuale, anche da parte degli stessi decisori, Legislatore compreso.
Nell’ultimo libro di Jonathan Haidt, Anxious Generation, è svolta un’analisi complessa di dati relativi anche agli anni prepandemici, nei quali si era già verificato un aumento crescente di minorenni con gravi fragilità psicologiche con aumento esponenziale di stati depressivi e stati di ansia diffusi che con l’emergenza sanitaria hanno subìto un effetto di ulteriore accelerazione che ne ha determinato una vera e propria esplosione.
È questo il quadro di fondo all’interno del quale collocare l’aumento dei reati di violenza sessuale e, anche dal mio osservatorio, si può rilevare una correlazione crescente e costante con il dato della diffusione degli smartphone che hanno letteralmente rivoluzionato la vita e i comportamenti individuali e di gruppo degli adolescenti. Fin dalla Convenzione di Lanzarote, adottata il 25 ottobre 2007, la comunità internazionale ha avvertito la necessità di approntare strumenti preventivi, normativi ed operativi più incisivi per la tutela dei minori vittime e minori autori di reati a sfondo sessuale cercando di contestualizzare il dato normativo all’interno di un tessuto sociale profondamente cambiato.
Resta di assoluta attualità la duplice esigenza di conoscere il fenomeno della violenza sessuale commessa dai minori, e in danno dei minori stessi, e di comprendere come si sia evoluto e si stia evolvendo il fenomeno per mettere a fuoco modalità di intervento sempre più appropriate, sia nel trattamento diretto degli utenti sia nel campo della prevenzione dello stesso. Infatti, solo una sufficiente conoscenza dei fattori di rischio e dei fattori di protezione presenti nella vita del minore può assicurare una prognosi ragionevolmente attendibile sulla positività e sulla costruttività degli interventi, anche in sede penale, per prevenire la ripetitività di tali comportamenti, contemplando uno spettro di azione che guardi sia al minore vittima, sia al minore abusante.
All’interno del quadro di fondo prima descritto, vorrei aggiungere tra i fattori di rischio significativi, le situazioni di solitudine e vulnerabilità del minore in un contesto relazionale e familiare sempre più esposto ad agenti disgreganti. Troppo spesso, l’atto sessuale è inteso come azione di sopraffazione e possesso in assenza di qualsiasi capacità di riconoscere l’altro da sé, associando alle pratiche sessuali l’uso della forza, di minacce o costrizione.
Per tali ragioni, la crescita del disagio dei minorenni che commettono reati a sfondo sessuale rappresenta una delle espressioni più allarmanti che oggi abbiamo di fronte, riconducibili alla sempre più complessa condizione giovanile e tra i generi. Più che evocare “bollettini di guerra”, nonostante l’aumento che abbiamo visto di violenze e reati come stalking, violenze sessuali e maltrattamenti in famiglia anche tra i giovanissimi, limitandosi ad invocare risposte sul piano giudiziario, vorrei associarmi alla proposta fatta a Governo e Parlamento dell’Autorità Garante dell’infanzia e dell’adolescenza, in occasione dell’ultima Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, di attivare nel nostro paese centri antiviolenza specifici per i minorenni.
Il tema principale dovrebbe essere l’introduzione di nuovi strumenti per promuovere e agevolare il meccanismo di segnalazione: innovazioni che dovrebbero confluire in una normativa organica, per superare la frammentazione legislativa in materia, con una definizione univoca di violenza. A questo si aggiunga, come anticipavo, la necessità evidente di investire nell’educazione alla legalità e all’affettività, nonché sulla prevenzione.
*Presidente del Tribunale dei minori di Trento











