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di Valeria Costantini

Corriere della Sera, 24 novembre 2024

Da Roma a Milano e Parigi: adesione enorme ai cortei. Lunedì 25 giornata internazionale di denuncia. Lunghi minuti di intenso silenzio e poi l’urlo di liberazione. Parte così, dalla quiete e dalla ribellione, la manifestazione promossa nella Capitale da “Non una di meno”. Nel nome delle 106 donne uccise nel 2024, contro la violenza di genere e contro il patriarcato, con manifestazioni gemelle anche a Milano, Palermo, Udine, Parigi. Nel nome di Giulia Cecchettin,la ventiduenne veneta massacrata un anno fa dal fidanzato Filippo Turetta: un femminicidio che ha scatenato una lunga onda di emozione e rabbia.

“Siamo il grido feroce delle donne che non hanno più voce” - Non l’ultima vittima però, non l’ultimo atto di violenza. Solo ieri notte a Napoli una donna si è dovuta lanciare da un’auto in corsa per sfuggire al suo violentatore. Denunciato per stalking da tre donne diverse, invece, un uomo di Ceccano (Frosinone), postava foto sui social immortalando una padella e una pistola: “La ricetta della nonna” scriveva minacciando l’ennesima donna per poi essere arrestato dalla polizia. Alla vigilia del 25 novembre, Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la marea fucsia ha voluto rompere le ritualità e, già ieri, ha infiammato le piazze. “Siamo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che più non hanno voce” tuona più volte l’inno di battaglia dei manifestanti, giovani, anziani, tanti uomini, famiglie con bambini che sfilano da piazzale Ostiense, dopo un flash-mob carico di significati. Alcune attiviste, passamontagna di paillettes sui capi, si sono denudate dietro lo striscione che grida “Il corpo è mio decido io”, per ricordare Ahoo Daryaei, la studentessa iraniana che si è spogliata nell’università di Teheran come protesta contro il regime.

Slogan contro Valditara che ha dichiarato “estinto” il patriarcato - Mentre il corteo muove i primi passi, a qualche chilometro di distanza, davanti al ministero dell’Istruzione, brucia una foto del ministro Giuseppe Valditara, ad opera del collettivo femminista Aracne. E sono tantissimi i cartelli nel corteo contro il ministro che ha definito “estinto” il patriarcato e collegato i femminicidi all’immigrazione clandestina. Davanti alla sede della Fao al Circo Massimo si alzano dalla folla i mazzi di chiavi, simbolo delle case rase al suolo delle donne palestinesi. Poi la lunga onda danzante si snoda fin davanti al Colosseo, illuminato dai fumogeni viola, davanti al quale si srotola il lungo striscione con i 106 nomi delle donne uccise quest’anno, mentre dai camion in testa le organizzatrici annunciano: “Siamo 250 mila”.

Momenti di tensione davanti alla sede di Pro Vita - Qualche momento di tensione su viale Manzoni, davanti la sede di Pro Vita: lo spazio dell’associazione anti-abortista è blindato, camionette e agenti a impedire ai manifestanti di avvicinarsi. Insulti e grida contro la polizia, poi alcuni attivisti lanciano vernice rosa contro la vicina sede dell’assessorato comunale al Sociale, contro la carenza di case rifugio per le donne vittime di violenze. Ampia partecipazione anche al corteo di Palermo, dove in testa hanno sfilato alcune vittime di violenza, con donne disabili, e a Udine dove le Donne in Nero, una rete di attiviste per la pace, hanno chiesto il cessate il fuoco in Palestina. A Milano è apparsa un’opera della street artist Laika dal titolo “Smash the patriarchy”: un’immagine raffigurante Giulia Cecchettin e Gisele Pelicot, sopravvissuta a uno stupro perpetrato in Francia da suo marito insieme a decine di altri uomini. Una marea femminista anche nelle le principali città francesi come Parigi, tutte e tutti uniti per dire basta alla strage di donne.