di Emanuele Bonini
La Stampa, 8 aprile 2022
La sentenza: “I procuratori sono rimasti passivi di fronte ai gravi rischi che correva la donna”. Uomini che aggrediscono le donne: l’Italia ha un problema serio nella prevenzione e nella gestione del fenomeno, tanto che la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna il sistema-Paese per la sua inerzia e la sua passività.
Ad accendere la luce dei riflettori sull’Italia che non va, è stato il caso di una donna vittima di violenze domestiche. Una relazione con un uomo affetto da bipolarismo tenuto nascosto. L’inizio della relazione nel 2010, due figli, una storia che sembra andare a gonfie vele, fino al 2015, quando la natura del partner inizia a manifestarsi sotto forma di sbalzi d’umore e, soprattutto, episodi di violenza. Scene che si ripeteranno nel tempo.
Almeno quattro aggressioni tra il 2015 e il 2018, almeno quelle accertate a livello medico-ospedaliero e dalle forze dell’ordine intervenute a seguito dei litigi e delle segnalazioni. E qui viene chiamato in causa il sistema nazionale, perché alla fine l’uomo, in uno dei suoi raptus, ferisce la compagna e uccide il secondo dei due figli.
Secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo, “le violenze domestiche potevano essere evitate, come la tragedia che ne è scaturita”. L’organismo di Strasburgo ritiene che le autorità nazionali “sono venute meno al loro dovere di condurre una valutazione immediata e pro-attiva del rischio di reiterazione degli atti violenti commessi contro la donna e i suoi figli”. Si è sottostimata la situazione, e la ripetizione di eventi di aggressioni domestiche non ha indotto chi di dovere a considerare la natura strutturale di un problema che avrebbe dovuto indurre a ragionare sulla cosa.
Si mette poi sotto accusa che in genere mette sotto accusa. “I pubblici ministeri, in particolare, erano rimasti passivi di fronte al grave rischio di maltrattamento della signora”, le conclusioni dell’organismo di giustizia internazionale. “La loro inerzia aveva consentito al partner della ricorrente di continuare a minacciarla, molestarla e aggredirla senza ostacoli e nell’impunità”.
Si ravvede anche il dolo dell’Italia. Perché, a Strasburgo ne sono certi, le autorità nazionali “erano a conoscenza, o avrebbero dovuto essere a conoscenza”, della situazione e del relativo “rischio reale e imminente per la vita” della donna e dei suoi figli.
Le autorità competenti “avrebbero quindi dovuto” dotare misure appropriate e adeguate, e invece non hanno agito “né immediatamente, come richiesto nei casi di violenza domestica, né in qualsiasi altro momento”. La donna, cittadina italiana, è stata dunque lasciata sola, abbandonata dal suo stesso Paese, ora obbligato ad un risarcimento di 32 mila euro per danni morali.









