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di Giusi Fasano


Corriere della Sera, 3 maggio 2021

 

Una vittima è stata chiamata ripetutamente a testimoniare per nove anni nei vari gradi di giudizio. Quando aveva cominciato a subire le violenze aveva 13 anni. La prima volta che gli inquirenti la sentirono come testimone aveva 13 anni. L'altro giorno, a 22 anni, era di nuovo lì, davanti alla Corte, a raccontare come andò quand'era ragazzina. Lei è la vittima, il reato è violenza sessuale e lo sfondo è Genova.

Per nove anni - nove - le complicazioni del processo sono cresciute assieme a lei in una specie di gioco dell'oca dove un passo avanti non è mai stato definitivo. Ne sono sempre seguiti due indietro, poi uno stop, poi un passaggio dal via, e ancora avanti temendo di retrocedere. E di tanto in tanto il sistema Giustizia ha preteso che lei si presentasse in aula a testimoniare. Anche se lo aveva già fatto altre volte, anche se agli atti c'era una prova audio che lei stessa aveva registrato per incastrare l'autore degli abusi. Niente è sembrato bastare nemmeno nell'ultima tappa della sua storia processuale: l'hanno richiamata di nuovo in aula. E lei, con la pazienza di Giobbe, ha spiegato una volta ancora dettagli che vorrebbe soltanto dimenticare.

Nel 2012, quando a scuola e a casa si accorsero che non era più la stessa, il danno era ormai fatto; il papà di una sua compagna di scuola, si scoprì, aveva a lungo abusato di lei e quella ragazzetta di 13 anni riuscì a registrare un audio nel quale lui, in sostanza, ammetteva gli abusi. In primo grado l'uomo fu condannato per una parte dei reati e assolto per un'altra, così il pubblico ministero fece ricorso per ottenere la condanna piena e ci riuscì.

Ma a quel punto fu la difesa a fare ricorso in Cassazione: "C'è un difetto di motivazione", dissero gli avvocati di lui. La Cassazione decise che stavolta avevano ragione loro, il processo tornò in aula e lei fu chiamata di nuovo a testimoniare. Finì che lo condannarono anche stavolta "ma il giudice ha fatto domande suggestive", lamentarono fra le altre cose i legali dell'uomo. Altro ricorso in Cassazione che confermò: domande suggestive. Tutto annullato e ritorno in Corte d'appello.

Solo che, appunto, fra un passo avanti e uno indietro lei è diventata pellegrina delle aule di Giustizia e a 22 anni ha ricevuto un'altra convocazione: presentarsi in aula, prego. Ed eccola lì, di nuovo, a raccontare tutto daccapo. L'hanno condannato (è la terza volta) ma siamo ancora in appello ed è scontato un nuovo ricorso in Cassazione. Quindi nulla è detto, salvo una cosa: lei non ne può più.