di Maria Corbi e Eleonora Camilli
La Stampa, 22 novembre 2024
Alla vigilia della Giornata del 25 novembre, i partiti si scontrano anche sulla parola “patriarcato”. La leader Pd: “Serve formazione”. La ministra Roccella: “Aumentati i fondi per le case-rifugio”. Un anno fa il femminicidio di Giulia Cecchettin scosse l’Italia e, per un attimo, con la telefonata tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein sembrò che potessimo essere tutti dalla stessa parte per combattere la violenza sulle donne.
Ma come nel gioco dell’oca siamo di nuovo tornati al punto di partenza, con fronti politici che litigano e la destra che pensa bene di trasformare il termine “patriarcato” in una parola divisiva. E questa cesura viene sottolineata da Elly Schlein che ieri al Nazareno ha fatto il punto su questo tema: “Il Pd ha presentato molti emendamenti in manovra sul tema della violenza di genere, in vista della Giornata nazionale del 25. Abbiamo provato anche questa volta a lavorare in dialogo con la maggioranza, ma non è stato possibile, perché voleva inserire riferimenti inaccettabili in questo testo, perché continua ad avere un problema con la piena attuazione della convenzione di Istanbul, oltre alle dichiarazioni inaccettabili di Valditara, sostenute dalla presidente Meloni”.
Ma anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, a margine di un evento in Senato, rispondendo sulle parole di Valditara ha voluto ribadire: “È un problema di statistiche, ci sono le statistiche”. Il tema delle violenze di genere è all’ordine del giorno nel Pd, che martedì riunirà la segreteria anche per mettere a terra l’iniziativa sulla sanità. “Speriamo - continua la leader Pd - che in Parlamento si possa costruire una convergenza di fronte a un’urgenza per il Paese. Per noi è una questione fondamentale, dobbiamo fare molto di più”.
Schlein contesta una politica di contrasto alla violenza di genere che si basi solo sulla repressione: “Abbiamo votato misure che rafforzano la repressione. Ma dobbiamo fare di più sulla prevenzione, a partire dalla formazione degli operatori e delle operatrici. E agire sull’educazione alle differenze in ogni ciclo scolastico, affinché le differenze non diventino disuguaglianze”.
“Le donne - aggiunge - vengono discriminate in tanti ambiti di vita. La violenza di genere è un fenomeno strutturale che discende da una cultura patriarcale. Non esiste nessun diritto di possesso sul corpo delle donne. Non ci sono scuse per la violenza sulle donne”. La segretaria del partito democratico fa riferimento alla campagna Onu #Nessunascusa rilanciata in Italia da Mara Carfagna. E guardando nel video di promozione, Arianna Meloni e Elly Schlein che dicono le stesse cose e si segnano lo zigomo con un tratto di penna rossa, nessuno direbbe che invece proprio su questo tema si sia creata una crepa profonda tra gli schieramenti.
Si elogiano le parole civili e inclusive di Gino Cecchettin, ma poi si cerca in ogni modo di dividersi anche sul vocabolario con quella parola, “patriarcato”, che per la destra diventa una parolaccia da non pronunciare. Dalla maggioranza si rivendicano invece i successi di un “governo che ha fatto molto per le donne”. L’occasione è una conferenza stampa organizzata in Senato da Ester Mieli dal titolo “Pari opportunità per la libertà”.
Al tavolo si alternano gli esponenti di Fratelli d’Italia. Lucio Malan ricorda che questo esecutivo è il primo con una presidente del Consiglio donna, “un simbolo”. Sulla stessa linea il responsabile organizzativo del partito, Giovanni Donzelli: “Giorgia ha rotto il tetto cristallo. E questo dice alle donne: potete arrivare dove volete”.
Anche per la ministra della Famiglia e le pari opportunità, Eugenia Roccella, il governo Meloni “ha messo al centro le donne”. E rivendica i risultati raggiunti negli ultimi due anni: “Abbiamo varato un’ottima legge preventiva, che interrompe il ciclo della violenza appena si innesta. La sinistra dice che non bastano le leggo, ma le leggi sono un punto di partenza”.
Per Roccella si sta anche lavorando sull’empowerment femminile: “Abbiamo cercato di rendere le donne libere di fare le scelte che vogliono, di lavorare e di non lavorare, di essere madri e conciliare la vita professionale con la vita privata”. Infine la ministra parla dei fondi per i centri antiviolenza e le case rifugio, “che abbiamo aumentato, anzi quasi raddoppiato”. Fronte aperto è sul reato di molestie sessuali con l’aggravante dei luoghi di studio e di lavoro: “Volevamo che fosse approvato all’unanimità ma la Lega che si è messa di traverso”, dice la senatrice Pd Valeria Valente, “noi speriamo ancora che si possano costruire convergenze in Parlamento, anche sulla legge sul consenso e su quella sull’educazione all’affettività”.










