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di Adriana Pollice

Il Manifesto, 26 novembre 2022

Il discorso del presidente Mattarella nella Giornata per l’eliminazione della violenza. Nel 2022 una vittima di femminicidio ogni tre giorni, dati in crescita per i reati di violenza sessuale, maltrattamenti e atti persecutori. Sono state 19.600 le donne che hanno affrontato nel 2021 il percorso di uscita dagli abusi attraverso i Centri antiviolenza.

L’ha picchiata con un bastone dentro un furgone, l’ha malmenata ancora e accoltellata, infine le ha reciso la carotide. Quindi ha scavato una buca e ha nascosto il cadavere poi è tornato a casa, si è fatto la doccia, si è cambiato gli abiti ed è andato dal barbiere: così a Partinico l’imprenditore di 51 anni Antonino Borgia nel 2019 ha ucciso Ana Maria Lacramioara Di Piazza, 30 anni. Lui sposato con figli, lei incinta di 3 mesi e con un altro figlio avuto da una precedente relazione. La Corte d’appello gli ha ridotto la pena (dall’ergastolo a 19 anni e 4 mesi) poiché ha eliminato le circostanze aggravanti riconosciute in primo grado: crudeltà, motivi abietti e futili, premeditazione.

“La violenza contro le donne è un’aperta violazione dei diritti umani, purtroppo diffusa senza distinzioni geografiche, generazionali, sociali. Negli ultimi decenni sono stati compiuti sforzi significativi per riconoscerla, eliminarla e prevenirla. Tuttavia, per troppe donne, il diritto a una vita libera dalla violenza non è ancora una realtà”: sono le parole del presidente Sergio Mattarella pronunciate ieri nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. “Ci sono paesi dove anche chi denuncia è oggetto di gravi ed estese forme di repressione - ha proseguito -. Sono narrazioni dolorosissime, sino alle aberrazioni in quei territori che vivono situazioni di guerra dove le donne sono minacciate da violenze che possono sfociare nella tratta di esseri umani o in gravi forme di sfruttamento. Porre fine alla violenza contro le donne, riconoscerne la capacità di autodeterminazione sono questioni che interpellano la libertà di tutti”.

E infine: “La violenza di genere, fisica, psicologica, economica fino all’odierna violenza digitale, mina la dignità, l’integrità mentale e fisica e, troppo spesso, la vita. Denunciare è un atto che richiede coraggio. Abbiamo il dovere di sostenere le donne che hanno la forza di farlo, assicurando le necessarie risposte in tema di sicurezza, protezione e recupero. Anzitutto la prevenzione e una cultura del rispetto che investa sulle generazioni più giovani attraverso l’educazione all’eguaglianza, al rispetto, al rifiuto di ogni forma di sopraffazione”. La premier Meloni promette “prevenzione, protezione e certezza della pena”. Mentre Salvini con la parlamentare Giulia Bongiorno lavorano “all’introduzione di nuove misure che garantiscano piena e immediata applicazione Codice rosso”.

L’entità del fenomeno resta invariata: “Nel 2021 sono state uccise 118 donne (su 295 omicidi registrati in Italia), la maggior parte delle quali per mano di uomini con cui avevano o avevano avuto una relazione. Il trend è confermato nel 2022 e contiamo ancora una vittima di femminicidio ogni 3 giorni. Dati in crescita vengono registrati anche per i reati di violenza sessuale, maltrattamenti e atti persecutori”: a ricordarlo sono le toghe di AreaDG. L’Istat ieri ha fornito un report relativo al 2021: sono circa 19.600 le donne che hanno affrontato l’anno scorso il percorso di uscita dalla violenza con l’aiuto dei Centri antiviolenza (straniere nel 30% dei casi).

OLTRE IL 70% si è rivolto ai Centri dopo aver subito soprusi per anni. Prima di prendere contatto, il 40% ne ha parlato in famiglia, il 29% si è rivolto alle forze dell’ordine, il 19% al pronto soccorso o in ospedale. Minaccia, stalking, violenza psicologica ed economica le forme di abuso più diffuse. Più gravi quando sono coinvolte donne giovani. Tra coloro che stanno affrontando il percorso di uscita, il 66,6% ha subito violenza fisica (soprattutto nella fascia 30-39 anni) e il 19,8% violenza sessuale (il 53,4% under 16; il 33,7% tra i 16 e i 29 anni). Nella maggioranza dei casi le diverse forme di violenza si sommano tra loro. Il 31,5% delle under 16 ha temuto per la propria vita (contro il 20,7% del totale delle donne) e oltre un quarto (26,7%) si è recato al pronto soccorso.

Valutate ad altissimo rischio il 46% delle donne con meno di 16 anni e il 40% di quelle tra i 16 e i 29 anni. Elevatissimo il numero di casi in cui i figli assistono alla violenza subita dalla propria madre (72,6% delle vittime che hanno figli) e nel 21,4% dei casi i figli sono essi stessi vittima di violenza. Circa il 16% delle donne ha subito violenza durante la gravidanza. Nel 54,8% dei casi è il partner ad abusare, nel 22,9% un ex, nel 12,5% è un altro familiare o parente; le violenze subite fuori dall’ambito familiare e di coppia costituiscono il restante 9,9%. Il 10% delle donne ritira la denuncia durante le varie fasi del processo mentre quelle che raggiungono gli obiettivi del percorso di uscita sono solo il 22%.