sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Fabrizia Giuliani

La Stampa, 25 ottobre 2023

Racconta Paola Cortellesi, ne abbiamo scritto su queste pagine, che il suo film è nato dallo stupore di Lauretta, sua figlia, nel conoscere le tappe della sua storia, le tappe dei diritti conquistati dalle donne. La meraviglia di Lauretta la leggiamo negli occhi di ogni studente quando ricordiamo le date dello Ius corrigendi (1956), l’abolizione della punizione dell’adulterio femminile (1969) o del delitto d’onore (1981). Stupore, incredulità e soprattutto fatica nel riconoscere come per donne e uomini la cittadinanza abbia viaggiato su binari diversi.

Il diritto non è neutro, a dispetto delle intenzioni, la storia si è incaricata di mostrarlo con puntualità. Il nodo non è solo italiano, intendiamoci, basta pensare alla Convenzione d’Istanbul (2011) il trattato europeo che ha dovuto affermare, nero su bianco, che la violenza contro le donne costituisce una lesione dei diritti umani. Torniamo allo stupore: perché serve una carta ad hoc per ribadirlo? Perché i “diritti umani” astrattamente invocati dai trattati internazionali non arrivano a ricomprendere le donne, nel senso comune e nell’esperienza prima ancora che negli strumenti giuridici? Occorre partire da qui, da questa differenza che non si lascia comprendere - e tantomeno risolvere - se la si intende solo come diseguaglianza.

Le leggi che hanno cambiato l’Italia sono state norme conquistate grazie a battaglie difficili, combattute fuori e dentro le istituzioni. Sono state dure soprattutto quelle che riguardavano il privato, più che il pubblico e durissime quelle che hanno affrontato il contrasto alla violenza e alla violenza domestica. L’assenza di una memoria condivisa nasconde il dato rilevante: cosa ha reso possibile che le cose cambiassero nonostante gli ostacoli? L’alleanza oltre gli schieramenti. Senza non ci sarebbero state leggi che sono - senza retorica - conquiste di civiltà: dalla 194 che ha consentito alle donne di non morire nella vergogna della clandestinità alla legge sullo stupro come crimine contro la persona e non contro l’onore.

Questa trasversalità non è stata rinuncia all’identità: al contrario, ha rappresentato un inedito gesto di autonomia che ha sottratto alla strumentalità della contesa politica una lotta di libertà che chiedeva norme e parole nuove - da autodeterminazione a femminicidio. Senza questa forza, la sola capace di battere i residui patriarcali radicati e soprattutto saldamente trasversali non saremmo dove siamo: lo spazio conquistato dalle donne ha ridimensionato privilegi e potere maschile. I numeri e l’efferatezza della violenza ci ricordano che non è un conflitto indolore, non siamo “oltre” anche se piace pensarlo, siamo in mezzo.

Sarebbe un gesto politico importante, nel tempo delle leadership femminili, identificare questa battaglia come priorità, dargli rilievo, collaborare e riconoscersi com’è accaduto in ogni tornante decisivo. Alla Camera sono al voto nuove norme volte al rafforzamento delle misure cautelari, un passo avanti decisivo per la protezione delle donne che tante volte abbiamo visto venire meno con esiti fatali. Sono parte di un capitolo di riforme al quale i diversi schieramenti, negli anni hanno contribuito e possono rappresentare il primo passo di un cammino che dovrebbe essere sostenuto da tutti, responsabilmente. Non sono norme risolutive, esaustive, ma sono necessarie a salvare vite: meriterebbero un’attenzione che finora, francamente, è mancata. Il contrasto agli abusi non ha bisogno di bandiere e proclami, ma di rigore, collaborazione e lealtà. Ha bisogno, soprattutto, di un coraggio all’altezza della storia ma capace di guardare al futuro.