di Marina Lomunno
vocetempo.it, 3 aprile 2020
"In questo momento il mio pensiero va in modo speciale a tutte le persone che patiscono la vulnerabilità di essere costretti a vivere in gruppo... In modo particolare vorrei menzionare le persone nelle carceri. Ho letto un appunto ufficiale della Commissione dei Diritti Umani che parla del problema delle carceri sovraffollate, che potrebbero diventare una tragedia. Chiedo alle autorità di essere sensibili a questo grave problema e di prendere le misure necessarie per evitare tragedie future".
Sono parole di Francesco pronunciate all'Angelus di domenica 29 marzo: ancora una volta il Papa rivolge un pensiero particolare ai detenuti che in questo momento di emergenza - in qualche modo tutti noi in questi giorni, sebbene nella comodità delle nostre case, stiamo sperimentando cosa significa essere privati della libertà - soffrono doppiamente per le condizioni difficili in cui versa la maggior parte dei penitenziari italiani.
E proprio per testimoniare questa attenzione al mondo carcerario, Francesco nelle scorse settimane aveva annunciato che le meditazioni della Via Crucis di quest'anno, che si celebrerà sul sagrato della Basilica di San Pietro davanti alla piazza vuota, sono state scritte dalla parrocchia della Casa di Reclusione "Due Palazzi" di Padova, comunità che opera da anni accanto ai detenuti. Una preoccupazione, quella di Papa Francesco, condivisa dai 250 sacerdoti che operano delle carceri italiane espressa in questi giorni anche da don Raffaele Grimaldi, per 23 anni cappellano nel penitenziario di Secondigliano e Napoli e ora Ispettore generale dei cappellani.
"Le carceri sovraffollate sono luoghi in cui la pena risulta raddoppiata: al problema del tempo si aggiunge quello dello spazio. Tanto tempo sospeso, in spazi angusti, con questo terribile incubo del Covid-19 che incombe. Auspico un atto di misericordia e di clemenza.
Abbiate misericordia, chi sta in carcere oggi rischia la vita. Incoraggio chi ha responsabilità pubbliche a compiere delle scelte umanitarie. Non si può mettere in pericolo la vita delle persone, che è un bene superiore... noi tutti ci uniamo alla preghiera del Santo Padre. La giustizia è tale se conosce la clemenza. Si torni a dare attenzione alla persona: chi ha sbagliato deve essere messo in condizione di rialzarsi".
Don Grimaldi ha inviato anche una lettera a tutti i ristretti nelle galere italiane: "Ho scritto un appello alla responsabilità di tutti, chiedendo ai detenuti di astenersi dai comportamenti violenti. Un dialogo aperto tra le parti, ecco la missione più profonda della Chiesa nei luoghi dove c'è sofferenza". E citando l'Angelus del Papa, anche la Conferenza dei Garanti dei detenuti di cui fanno parte Bruno Mellano e Monica Cristina Gallo, rispettivamente garante regionale e del Comune di Torino, hanno inviato un appello al Presidente della Repubblica, alle Camere, ai sindaci e ai presidenti delle Regioni per ulteriori misure di riduzione della popolazione detenuta.
"I provvedimenti legislativi presi dal Governo sono largamente al di sotto delle necessità" scrivono i garanti italiani "Se anche raggiungessero tutti i potenziali beneficiari (6 mila detenuti, secondo il Ministro della Giustizia), sarebbero insufficienti. Con quelle misure non solo non si supera il sovraffollamento esistente (almeno 10 mila unità), ma non si garantisce il necessario distanziamento sociale richiesto a tutta la popolazione per la prevenzione della circolazione del virus. Servono, e urgentemente, ulteriori misure, di rapida applicazione, che portino la popolazione detenuta al di sotto della capienza regolamentare effettivamente disponibile".










