Ristretti Orizzonti, 15 luglio 2026
Ristretti Orizzonti ha aderito all’iniziativa “Alleanza per l’art 27. Giornata nazionale per la dignità delle persone private della libertà”. Tale mobilitazione nazionale ha visto l’ingresso contemporaneo di numerose realtà della società civile in 34 istituti penitenziari italiani di 29 città. L’obiettivo dell’iniziativa era quello di osservare direttamente le condizioni di vita all’interno delle carceri, incontrare le persone detenute e il personale che quotidianamente opera negli istituti, raccogliendo elementi utili per richiamare l’attenzione pubblica sulle condizioni della detenzione e sulla necessità di interventi capaci di garantire dignità, diritti e finalità rieducativa della pena.
A Padova la delegazione composta, oltre che da esponenti di Ristretti Orizzonti, dall’Università di Padova, Antigone Veneto e Banca etica ha visitato la Casa di Reclusione e la Casa Circondariale, incontrando rappresentanti delle rispettive Direzioni, personale di Polizia penitenziaria, operatori dell’area educativa e numerose persone detenute. Sono state inoltre visitate alcune sezioni detentive e gli spazi destinati alle attività lavorative e trattamentali.
Casa di Reclusione: il valore delle attività rieducative sotto il peso del sovraffollamento
Presso la Casa di Reclusione di Padova, che ospita persone detenute appartenenti al circuito di Media Sicurezza, la delegazione ha visitato diverse sezioni e i laboratori lavorativi, tra cui la pasticceria della cooperativa Work Crossing, il laboratorio delle valigie Roncato, il Call center della cooperativa Giotto e il laboratorio della cooperativa AltraCittà.
L’istituto ospita 665 persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 432 posti, con una presenza di personale di Polizia penitenziaria pari a 256 unità rispetto alle circa 350 previste dalla pianta organica.
Particolarmente significativo è il ruolo delle attività lavorative, che coinvolgono 283 persone detenute, e delle numerose iniziative culturali e formative realizzate grazie alla collaborazione tra istituto, terzo settore e realtà esterne.
La delegazione ha avuto l’opportunità di visitare sia sezioni sottoposte al regime chiuso sia sezioni organizzate secondo il modello del regime aperto (a trattamento intensificato). Nelle prime, le persone detenute trascorrono la maggior parte della giornata all’interno delle celle, con limitate possibilità di uscita. Durante la visita, nelle ore più calde della giornata, la delegazione ha trovato molti detenuti distesi sulle proprie brande, spesso addormentati o comunque inattivi. Diversi hanno riferito di preferire rimanere in cella piuttosto che uscire nei cortili, completamente esposti al sole, e alcuni hanno raccontato come, soprattutto nei mesi estivi, aumenti il ricorso alla terapia farmacologica per affrontare il disagio, l’insonnia e la permanenza forzata negli spazi chiusi.
Di segno opposto è stata l’esperienza nelle sezioni a trattamento intensificato. Qui le persone detenute possono muoversi liberamente all’interno del reparto durante le fasce di apertura delle celle, accedere alle sale comuni climatizzate, fare una doccia quando necessario, svolgere attività ricreative o semplicemente socializzare con gli altri detenuti. La delegazione ha potuto constatare un clima decisamente più sereno e partecipato: i corridoi erano vissuti, le persone conversavano tra loro, utilizzavano gli spazi comuni e si intrattenevano spontaneamente con i visitatori. La possibilità di movimento non rappresenta soltanto una modalità organizzativa diversa, ma incide concretamente sulla qualità della vita detentiva, riduce gli effetti dell’isolamento e restituisce significato al percorso trattamentale, che vive soprattutto di relazioni.
Un’altra nota positiva riguarda la possibilità di usufruire di una telefonata giornaliera della durata di 10 minuti. Tale pratica introdotta durante l’emergenza Covid-19 è stata mantenuta dalla direzione su sollecitazione della redazione di Ristretti Orizzonti in quanto aveva dimostrato come il rafforzamento dei legami riveste un ruolo importante per poter affrontare momenti di solitudine e disperazione, sentimenti che in estate sono particolarmente pericolosi per il rischio aumentato di favorire scelte di suicidio. Un ulteriore elemento positivo è rappresentato dalla presenza di spazi destinati ai colloqui intimi, realizzati dalla Direzione anche in seguito alle richieste avanzate sempre dalla redazione di Ristretti Orizzonti con reclami accolti dalla Magistratura di Sorveglianza, relativi alla sentenza della Corte costituzionale che ha riconosciuto il diritto ai colloqui intimi delle persone detenute.
La visita ha tuttavia evidenziato alcune criticità strutturali, in particolare negli spazi detentivi e nelle docce comuni, dove sono presenti problemi di umidità e infiltrazioni dovuti all’usura degli impianti idraulici.
Casa Circondariale: la criticità del regime chiuso in alcune sezioni, del sovraffollamento e della mancanza di spazi per le attività rieducative
Anche presso la Casa Circondariale di Padova la delegazione ha riscontrato una situazione caratterizzata da forte pressione detentiva dovuta al sovraffollamento. Al momento della visita erano presenti 215 persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 188 posti, ma fino a pochi giorni fa i detenuti erano circa 270. Di questi, 153 erano persone condannate in via definitiva, mentre 40 erano in attesa del primo giudizio.
La carenza di personale rappresenta un ulteriore elemento di criticità: gli agenti effettivamente in servizio sono 120 rispetto ai 142 previsti.
La visita è iniziata dal panificio di recente apertura gestito dalla Cooperativa sociale T-Essere Alternative parte della rete nazionale di laboratori di panificazione PanaTè. La delegazione ha proseguito visitando alcune sezioni dell’istituto, tra cui quelle destinate al trattamento ordinario e quelle a trattamento intensivo. Anche in questo caso è emersa con chiarezza la differenza pesante tra i due modelli organizzativi.
Nelle sezioni aperte, la maggiore possibilità di movimento e l’accesso agli spazi comuni consentono alle persone detenute di affrontare meglio anche le difficili condizioni climatiche estive. Al contrario, nelle sezioni sottoposte a regime chiuso, il caldo intenso rende la permanenza in cella particolarmente gravosa, con molte persone costrette a trascorrere gran parte della giornata sdraiate sulle proprie brande. La delegazione ha raccolto numerose segnalazioni relative alle difficoltà legate alle alte temperature e alla sofferenza derivante dalla limitata possibilità di movimento.
Aprire le celle, ridurre il ricorso alla chiusura, garantire dignità
Le due visite hanno confermato come il sovraffollamento, la carenza di personale e l’organizzazione degli spazi rappresentino oggi alcune delle principali criticità del sistema penitenziario. La Costituzione, all’articolo 27, stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione della persona condannata. La verifica concreta delle condizioni di detenzione è quindi essenziale per comprendere quanto questi principi siano effettivamente applicati nella quotidianità.
Al termine delle visite, la delegazione ritiene prioritario che venga esteso il più possibile a livello nazionale il regime aperto cosiddetto a trattamento intensivo, superando il ricorso al regime chiuso quando non sussistano specifiche esigenze di sicurezza; garantire durante il periodo estivo una maggiore apertura degli istituti alla società civile, al volontariato, alle attività culturali, educative e sportive, affinché le persone detenute possano trascorrere più tempo fuori dalle celle; assicurare in tutti gli istituti penitenziari la possibilità di telefonate quotidiane per tutte le persone detenute in Media Sicurezza, al fine di preservare i legami familiari e contrastare isolamento e sofferenza psicologica; favorire il ricorso alle misure alternative alla detenzione; evitare interventi che alimentino un clima di ulteriore tensione all’interno degli istituti; interrompere la logica dell’incremento delle risposte penali come soluzione ai problemi sociali, considerando che il sovraffollamento rende già difficile garantire condizioni conformi ai principi costituzionali.
La visita nelle carceri padovane ha mostrato realtà complesse, dove accanto a importanti esperienze di reinserimento e responsabilizzazione, promosse in particolare dal terzo settore, convivono condizioni materiali e organizzative che richiedono interventi deflattivi urgenti come potrebbe essere un provvedimento di indulto accompagnato da una estensione della liberazione anticipata. Garantire dignità alle persone detenute significa garantire la legalità costituzionale del sistema penale nel suo complesso.










