di Andrea Galli
Corriere della Sera, 12 maggio 2025
Dallo sport ai laboratori di arte, viaggio nella coop sociale della periferia di Milano che aiuta (anche) gli adolescenti in difficoltà: “Ma servono subito mediatori esperti della strada, le nozioni non bastano, le università lo capiscano”. Il presidente Silvio Tursi possiede un approccio realistica, laico ed entusiasta alla vita, di fatica, ma sì, insomma, di cazzimma & garra, altrimenti non governerebbe una struttura del genere e un programma di interventi che a sentirli elencare ci si perde, sul serio.
Quante ne fanno, all’interno come all’esterno, il corso di italiano per stranieri organizzato in un bar all’angolo di via Padova e il corso di arabo per piccoli di origini arabe che non conoscono la lingua materna e i genitori vorrebbero che la imparassero, i laboratori di pittura e di scultura e le conseguenti mostre al Trotter compresa l’ultima organizzata da una tenace donna venezuelana, l’assistenza pediatrica nell’ambulatorio apposta creato con tre medici in pensione e di un quarto, un giovane in attività; e ancora la materna per le famiglie appena sbarcate in massima parte provenienti dalle nazioni del centro dell’Africa, la pet theraphy con le galline, certo, certo, certo, le galline.
Ne parleremo ancora a breve, di tutto questo, prima avevamo un altro passaggio da fare. Sempre in periferia, nel parco Trevi, collocato nell’omonima via, dove la ferrovia sopraelevata sul terrapieno divide i quartieri di Dergano e Affori - adesso, di primo pomeriggio, transitano treni merci infiniti che portano container colorati attraverso i palazzi di Milano con un colossale fracasso.
Dei residenti ci han segnalato bande di maranza che in questo parco intimidiscono, litigano con altri adolescenti, se le danno. Magari han ragione, magari esagerano, magari inventano, magari ce l’hanno a prescindere con gli stranieri, perché no, capita anche questo.
Ciò premesso, proseguiamo. Ed eccoci. Il parco. Panchine sotto gli alberi numerosi e panchine intorno al perimetro del campo da pallacanestro, il fondo irregolare, ondulato, poi i vialetti e gli spiazzi d’erba, la cacca dei cani non raccolta e nascosta che si attacca alle scarpe, bici elettriche e monopattini elettrici di quelli a noleggio buttati per terra, vicino a una panchina c’è della carta stagnola che potrebbe esser servita per fumarsi un po’ di crack, intanto due giovani si accarezzano profittando del sole uscito d’improvviso, un altro ragazzo si vede un film sul cellulare seduto nell’erba, dal cellulare si sentono rumori di sparatorie.
“Di domenica dormo” - Dopodiché, se la descrizione dei componenti delle presunte bande è esatta, allora coincide con questi tre ragazzini. La prima reazione è di fastidio pensando d’avere a che fare con degli sbirri; il biglietto da visita un po’ li convince, ma soltanto un po’. Uno è tunisino, gli altri due marocchini, il primo non studia, ha smesso dopo la terza media, i restanti due, che sono nati all’ospedale dei bambini Buzzi, frequentano un istituto tecnico del quartiere Niguarda. Il primo, che è l’unico che accetta di parlare, forse in quanto capetto, o portavoce, è nato nell’area di Tunisi, la geografia esatta si chiama Ettadhamen, si tratta di un luogo popolare, d’immigrazione interna; è venuto in Italia coi genitori quando aveva tre anni, ora abita con la mamma, il padre è tornato in Tunisia, ha messo su un’altra famiglia.
Alto sul metro e ottanta, un filo di barba, occhiali da sole Armani, smunto. “Sono uno tranquillo, anche i miei amici sono tranquilli. Se senti gli adulti, i miei connazionali ti parlano male dei marocchini e viceversa. Noi ce ne freghiamo. Abito a Villapizzone. L’altra volta un’anziana ha dato la colpa a mia mamma, avevano buttato una bottiglia di vetro nei rifiuti della plastica: nemmeno usiamo le bottiglie di plastica, beviamo dal rubinetto. Mi sono arrabbiato con mia mamma, non ha protestato e non la ha urlato dietro. Vado a dare una mano a un signore che ripara le moto. Alla Bovisa, è un sudamericano. Vado d’accordo con tutti, l’ho detto. Non mi paga sempre, a volte mi dà soldi in contanti. Non fumo e neanche i miei amici fumano. No, il sabato non vado dove ci sono i grattacieli, il sabato dormo. E se non dormo, non vado in giro a fare le rapine. Sono gli egiziani che fanno casino”.
Gli avvocati per i pusher - Gli adolescenti egiziani sono la nazionalità più presente nelle statistiche sui minori non accompagnati. In ogni modo, a detta del presidente Tursi, i temi generali sono due. Primo tema: “Le università riflettano su quali mediatori davvero servono a Milano; se devo dire la mia, io intendo i mediatori esperti, molto esperti, della strada, quelli che sanno stare dentro le dinamiche di una metropoli, e non soltanto dentro un’aula universitaria. Le nozioni servono, per carità, ma poi in questo nostro settore ci si deve misurare con le persone che spesso si portano dietro reale sofferenza, non hanno mai avuto nulla in regalo, e se la giocano ogni benedetto giorno, arrivano da lontano, da altri mondi, si sono dovuti adattare, adattare ogni giorno da capo. La maggior parte dei ragazzini dei quali parliamo, vive tantissimo la strada. E tu devi esserci, sapere come starci”.
Il che introduce il secondo tema. “Ci sono adolescenti nella droga, che spacciano. A miei mediatori, questi ragazzi chiedono un avvocato per gestire i guai giudiziari che hanno avuto. Io faccio in modo di procurar loro un legale, mi pare un’azione logica, scontata, cerco avvocati che si possano occupare di loro. Per forza che faccio così, non ho altre soluzioni, cioè questo devo fare: fornisco risposte pratiche a un’urgenza, così è probabile che quei ragazzi inizino a fidarsi di me, non scappare se cerchiamo di agganciarli. E al proposito, se posso, le volevo dire anche questo: se in una data zona di Milano hanno messo fissa una camionetta dei carabinieri, e noi, attenzione, con le forze dell’ordine interagiamo in modo serio, professionale, di enorme rispetto reciproco, lavoriamo noi come lavorano loro ecco, i ragazzini che voglio raggiungere non si avvicineranno mai, quella camionetta li terrà distanti anche se non hanno commesso mai un micro-reato in vita loro. Mi pare evidente”.











