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di Dario Del Porto

La Repubblica, 29 settembre 2026

Antonio, meccanico di vent’anni iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, condannato con l’accusa di aver ucciso il padre, entra in carcere e trova, come compagno di cella, Angelo, un omaccione che legge la Divina Commedia e tutti chiamano “il Muto” perché, semplicemente, non parla. Intorno a questi due personaggi si dipana la storia raccontata in “Se fioriscono le spine”, il romanzo edito da “Menabò” scritto da Glauco Giostra, professore emerito di Procedura penale, già consigliere del Csm e presidente, nel 2017, della commissione per la riforma dell’ordinamento penitenziario. Non è un racconto “sul carcere”, come si potrebbe pensare, ma una storia di errori, amicizia, scelte, tradimenti e amore. Proprio dietro le sbarre, in quel mondo troppo spesso rimosso dall’opinione pubblica e dalla politica, Antonio e Angelo detto Il Muto finiscono per trovare il coraggio per affrontare i momenti più dolorosi della loro esistenza.

Ma tra le righe traspare anche la denuncia per le condizioni dei nostri penitenziari, dove l’umanità dei singoli riesce solo in parte a compensare le lacune del sistema. In cella, i giorni di Antonio “si susseguivano inesorabilmente uguali, anche nelle voci, nella luce smorta e fredda, nei colori, nei rumori”. Il giovane detenuto al quale la condanna aveva strappato la speranza “si sentiva segregato in una realtà priva di senso e di speranza, come se si trovasse chiuso in una sala di attesa, in attesa di niente. Il tempo, una clessidra senza sabbia”, scrive Giostra. Ma poi, se “in galera non era passato giorno senza che avesse pensato a quanto sarebbe stato inebriante sentirsi nuovamente un uomo libero”, una volta fuori Antonio “si sentiva un disadattato” ed è questo, forse, il monito più profondo che il giurista, con le pagine del suo romanzo, rivolge a chi, fuori dalle sbarre, non vede o non vuole capire quello che accade lì dentro.

Giostra discuterà del libro domani alle 16 con i detenuti del carcere di Poggioreale e con un parterre di addetti ai lavori: l’avvocato Gianpaolo Catanzariti, presidente dell’osservatorio dell’Unione camere penali; Antonio Mattone, scrittore e volontario per la comunità di Sant’Egidio; Mauro Palma, dal 2016 al 2024 presidente dell’Autorità Garante dei diritti dei detenuti e la magistrata Gemma Tuccillo, già capodipartimento per la giustizia minorile. Accanto a loro, la direttrice dell’istituto Giulia Russo, il provveditore regionale Carlo Berdini, i garanti comunale e regionale don Tonino Palmese e Samuele Ciambriello. Sarà un confronto sulle storie di due compagni di cella che, insieme, sono riusciti a trovare un senso alle loro vite. Perché alla fine, tra le spine di tanta sofferenza, può ancora fiorire il seme per un po’ di speranza.