corrieretneo.it, 4 luglio 2025
“Vite minori”, il nuovo libro-inchiesta della giornalista Raffaella di Rosa, edito dalla casa editrice il Millimetro, è un’opera che scuote le coscienze e ci mette davanti alle storie invisibili dei ragazzi reclusi negli Istituti penali per minorenni italiani. Una narrazione intensa, profonda, che affonda le mani nella realtà spesso nascosta dei più giovani tra i colpevoli, ma anche tra le vittime di un sistema educativo, familiare e sociale carente.
“Le storie contenute in Vite minori non sono facili da digerire” - scrive Gaia Tortora, figlia di Enzo, in un commento che accompagna l’uscita del libro - “Alcune lasciano un nodo in gola, altre ci spingono a riflettere. Ma una cosa è certa: non possiamo dimenticarle”.
L’opera raccoglie le testimonianze di adolescenti entrati nel circuito penale, ma anche di chi lavora quotidianamente con loro: educatori, agenti, magistrati, medici, preti. Storie come quella di Bilal, baby rapinatore dodicenne oggi affidato alla comunità Kayros di Don Claudio Burgio a Milano, o quella della minorenne A., condannata dopo aver partecipato a un gesto che ha cambiato per sempre la vita di un coetaneo, sono solo due dei ritratti che emergono da un’Italia ignorata e sommersa.
Il volume, la cui prefazione è firmata da Enrico Mentana, direttore del Tg di La7, arriva in libreria in un momento in cui si torna a parlare di giustizia minorile. Dopo il Decreto Caivano, i 17 Istituti per minorenni del Paese risultano sovraffollati, tesi, spesso teatro di rivolte. “Vite minori” non fa sconti: interroga il lettore sul senso di responsabilità collettiva, sul diritto alla seconda possibilità, sulla necessità di comprendere prima di condannare.











