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di Alessio De Parri

Corriere di Viterbo, 8 febbraio 2026

“Era attenzionato per il rischio suicidario, ma non è bastato”, ha commentato il garante dei detenuti Stefano Anastasìa, sulla morte di Abdullah Atik, uno dei due cittadini turchi arrestati dalla Digos il pomeriggio del 3 settembre in un b&b di fronte al santuario di Santa Rosa, poco prima del corteo dei facchini impegnati nel tradizionale giro delle sette chiese. Sul decesso del 26enne, trovato senza vita giovedì nella sua cella nel carcere di Mammagialla, è stato aperto un fascicolo e l’autopsia è prevista a giorni. Da quanto emerso, il giovane detenuto si sarebbe impiccato. Atik e il 22enne Baris Kaya erano stati fermati dalla polizia e rinchiusi in carcere con l’accusa di detenzione di armi: durante il blitz erano stati trovati in possesso di una mitraglietta e di una pistola.

“Ora sia io che la direzione dell’istituto siamo molto preoccupati per Baris Kaya” - Ieri mattina si sono svolti diversi interrogatori nell’ambito dell’indagine coordinata dal pm Flavio Serracchiani. “Abdullah Atik era un ragazzo sensibile e fragile - ha dichiarato al Corriere di Viterbo il suo legale, l’avvocato Mario Angelelli -. Ritengo abbiano pesato su di lui le pesanti contestazioni, le ipotesi di strage circolate sulla stampa e le dure condizioni del carcere. Ora sia io che la direzione dell’istituto siamo molto preoccupati per Baris Kaya”. Nel frattempo, relativamente alla più ampia inchiesta della Dda di Milano sulla rete criminale guidata dal boss turco Baris Boyun, è stato disposto il giudizio immediato per altri quattro connazionali: Ismail Atiz e due uomini di 35 e 39 anni. Il quarto indagato al momento risulta irreperibile.