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di Simona Tenentini


lamiacittanews.it, 29 novembre 2020

 

Sciopero della fame e scodelle contro le sbarre. I detenuti protestano contro il sovraffollamento delle carceri e l'aumento dei positivi nelle celle dove si sta tutti stipati, in spazi ristretti. Un quadro altamente preoccupante, che riguarda tutto il Lazio.

I detenuti in sciopero della fame. Di sera battono pentole e scodelle contro le sbarre della cella, per far sentire la loro protesta al mondo libero. Oppure rifiutano il cibo del carcere per urlare la loro rabbia e chiedere diritti e sicurezza contro il Covid. Che ormai ha portato a nudo il problema cronico delle carceri laziali: il sovraffollamento nelle celle. I detenuti protestano a Regina Coeli e Rebibbia, a Latina e adesso anche nel carcere di Viterbo, dove oltre alla battitura (le proteste con pentole e scodelle) stanno rifiutando il vitto e lo donano alla Caritas: accettano solo zucchero, caffè, acqua e tabacco, e due rappresentanti per ogni sezione del carcere viterbese sono entrati in sciopero della fame.

Al ministero dell'interno l'allarme è rosso: si sta tornando al punto di non ritorno di marzo, quando le proteste infiammarono le carceri del paese. In tutto sono poco più di 30 i detenuti positivi nel Lazio ma si tratta solo dei casi accertati: il timore, fondato, è che ce ne siano altri. Il virus è entrato di nuovo dentro il carcere dove la sua diffusione è facilissima. Anche le visite sono in sostanza sospese: niente volontari né familiari.

Gli occhi della polizia penitenziaria sono puntati sulle carceri più affollate: il carcere di Viterbo ha 440 posti ma 513 detenuti: difficile convivere in cella, rispettare i turni per farsi una doccia o curarsi dal medico o telefonare alla famiglia. Ed è impossibile mantenere il distanziamento.

"I detenuti manifestano in maniera non violenta - spiega il Garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia - chiedono la riduzione del sovraffollamento: speriamo che le Camere potenzino le misure alternative. Come ha indicato il procuratore generale Salvi, occorre ridurre gli ingressi in carcere ai casi gravi e potenziare la rete di accoglienza dei detenuti con pene brevi".