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di Gabriele Mazzetti

viterbotoday.it, 6 dicembre 2025

Il progetto “Enpa… tia” ha portato la pet therapy nel carcere di Viterbo e i reclusi hanno lavorato su cucce e schede identificative degli animali. Avana e Marrone non sapevano che la loro vita, iniziata come randagi tra le vie di Viterbo e proseguita in un box del canile comunale di Bagnaia all’età di dieci anni, avrebbe avuto un secondo tempo così importante. È questa la magia di “Enpa... tia”, il progetto finanziato dalla Regione Lazio con il patrocinio di Comune e Asl, che ha trasformato alcune ore della settimana all’interno del carcere Nicandro Izzo in un laboratorio di umanità. Attraverso il rapporto con quattro cani, i detenuti hanno portato a compimento un percorso rivolto in primis alla conoscenza degli amici a quattro zampe ma in particolare all’importanza delle relazioni.

Si è partiti dalla conoscenza del mondo cinofilo, poi alla valutazione e all’interazione diretta con l’animale e si è finito con un laboratorio artigianale dove i detenuti hanno realizzato cucce e cuscini. I partecipanti hanno redatto le “schede” di quattro cani, tra cui proprio i due ex randagi Avana e Marrone.

“Abbiamo voluto contaminare il settore del benessere animale - spiega la sindaca Chiara Frontini. Per noi la parola chiave è ‘relazioni’. Crediamo fermamente che una comunità dove le relazioni si sfilacciano non sia in grado di superare le sfide della società attuale. Ricucire questi strappi, anche attraverso il rapporto con gli animali, è fondamentale”.

Un progetto che ha portato “luce” nel carcere. Francesca Perrotta, vicedirettrice dell’istituto Nicandro Izzo, offre una prospettiva toccante sul ruolo di queste iniziative: “È un progetto finalizzato al benessere psicofisico dei detenuti. Non dobbiamo nasconderci, abbiamo bisogno di aiuto dall’esterno. Questo progetto dimostra come la società esterna possa migliorare il carcere, trasformandolo. Da ‘istituzione totale’, chiusa e cupa, può diventare un luogo di luce e speranza”.

Ha patrocinato l’iniziativa la Asl di Viterbo. Il direttore di medicina protetta Giulio Starnini sottolinea l’unicità del percorso viterbese: “Abbiamo inserito Viterbo in quel ristretto numero di città capaci di attivare progetti di tale portata nelle carceri. Attenzione però, non si utilizza il cane come uno ‘strumento’. Al contrario, si valorizza il rapporto tra uomo e animale per facilitare quel percorso di recupero e rinascita che, molto spesso, tra esseri umani non si riesce a creare. Dove la parola fallisce, lo sguardo di un cane arriva”.

Il progetto ha anche un risvolto solidale concreto che chiude il cerchio. Lo racconta Mauro Chiarle, presidente provinciale Enpa: “Siamo al secondo progetto portato avanti con il carcere e i risultati sono tangibili. I cuscini e le cucce, cuciti e ricamati con cura dai detenuti, non resteranno opere fini a se stesse. Saranno offerti in parte all’associazione Viterbo con amore per essere destinati alle famiglie con cani che ne hanno bisogno”.