di Marco Feliziani
Il Messaggero, 12 luglio 2024
Presentata una denuncia sulla morte del 30enne romeno, avvenuta mercoledì in carcere. Una morte, subito liquidata come naturale, che ha portato oltre 50 detenuti del penitenziario alla rivolta. L’altro ieri nel carcere Nicandro Nizzo la giornata è stata infernale, la miccia della protesta presto diventata rivolta sarebbe stata proprio la morte del detenuto 30enne. La vittima è Alexandru Bustei, romeno finito in cella per rapina impropria. A presentare la denuncia l’avvocato del foro di Frosinone Danilo Dipani.
“Vogliamo fare luce sul decesso, capire quali siano le cause - spiega il difensore. Io avevo parlato con lui lunedì scorso, al termine dell’interrogatorio di garanzia. Era in salute, era agitato e nervoso perché era la prima volta che finiva in carcere. La sua morte mi lascia molte domande”. L’avvocato mercoledì sera ha atteso l’arrivo a Fiumicino dei familiari di Bustei e poi ha presentato la denuncia, che ha lo scopo di capire cosa abbia portato alla morte il 30enne.
“L’autorità giudiziaria accerterà quanto c’è da accertare sulle cause di morte di Alex in carcere da soli giorni, e su quello che ne è seguito”. Lo ha detto il garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, nel corso della relazione sull’attività svolta nel 2023, nella sala Mechelli della Regione.
Quella di Bustei non è la prima morte “sospetta” che avviene nel carcere viterbese. Basti ricordare la morte del giovane egiziano Hassan Sharaf, i cui strascichi giudiziari non sono ancora terminati. E non è la prima morte che getta i detenuti nel caos. Ma mai fino a mercoledì si era registrata una rivolta di quelle dimensioni.
Le proteste tra le mura del penitenziario intitolato a Nicandro Izzo sono iniziate nella tarda mattinata di ieri, mercoledì 10 luglio. Man mano hanno preso sempre più piede, finché non sono sfociate in una vera e propria rivolta intorno alle 15,45. I detenuti si sono asserragliati nella sezione D1, reparto comune e padiglione di media sicurezza, lanciando bombolette a gas incendiarie contro la polizia penitenziaria. Per fronteggiare la situazione è stato necessario richiamare in servizio alcuni agenti, altri sono rientrati spontaneamente anche se erano in ferie dimostrando alto senso del dovere.
Carcere cinturato - I detenuti sono stati accerchiati e la sezione isolata dalle altre, ma la rivolta è andata avanti. Il carcere di Mammagialla è stato circondato dalle forze dell’ordine: polizia penitenziaria, di stato e carabinieri. Le vie di accesso al penitenziario sono state presidiate, anche dalla polizia locale. I detenuti hanno incendiato lenzuola e materassi, con la sezione del carcere che si è riempita di fumo e odore acre. Il reparto è stato distrutto. Centinaia le forze dell’ordine intervenute, alla fine non è stato più necessario far entrare in azione il gruppo di intervento rapido della polizia penitenziaria da Roma. Sul posto anche cinque vigili del fuoco, con due mezzi e il funzionario di guardia oltre al vicecomandante. Questi ultimi hanno lasciato Mammagialla intorno alle 19,50.










