di Valeria Terranova
Corriere di Viterbo, 16 agosto 2026
Un quadro clinico di estrema gravità, incompatibile con la detenzione ordinaria e una vicenda processuale con profonde anomalie: è il doppio binario su cui corre il caso di R.V., detenuto nel carcere di Mammagialla, reso noto dall’avvocato Nicola Trisciuoglio attraverso un post sui social dopo un colloquio avuto nei giorni scorsi con il proprio assistito. Il nodo principale è rappresentato dalle precarie condizioni di salute dell’uomo, affetto da una epilessia cronica e permanente, un quadro patologico sul quale la perizia medico-legale del professor Pasquale Mario Bacco si esprime in modo perentorio: “Il regime carcerario ordinario costituisce un fattore di rischio eccezionale e inaccettabile, capace di provocare crisi potenzialmente letali”.
Sulla richiesta di detenzione domiciliare dovranno ora esprimersi il magistrato di sorveglianza di Viterbo e il tribunale di sorveglianza di Roma, ai quali il legale ha chiesto di non di cancellare la condanna, ma di consentire la prosecuzione della pena “in un ambiente controllato, assistito e compatibile con la sua patologia”, evidenziando che “quando il carcere aggrava una malattia e può scatenare crisi potenzialmente mortali, rischia di trasformarsi in una condanna irreversibile”.
Accanto all’emergenza sanitaria, il legale rivela risvolti procedurali che sfoceranno nella richiesta di revisione: “R.V. non ha mai conferito alcun mandato ai professionisti che risultano averlo difeso nei primi gradi: nessuna nomina consapevolmente sottoscritta e nessuna procura speciale per il rito abbreviato”, celebrato mentre l’uomo viveva dal 2012 in Germania. Il difensore contesta infine l’impianto accusatorio basato su un pentito deceduto, ribadendo che l’istanza presentata “non è la richiesta di un privilegio, ma semplicemente un principio di legalità, di umanità e di giustizia”.










