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di Filippo Piccolo

lafune.eu, 10 aprile 2026

Il fatto ha portato a un intervento di Stefano Anastasia, al secolo garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Lazio, che ha parlato di “condizioni detentive incompatibili con il quadro clinico dell’uomo”. Muore all’interno del reparto di medicina protetta dell’ospedale Santa Rosa un detenuto di 69 anni. Un decesso avvenuto nella notte tra mercoledì 8 e giovedì 9 aprile. Il fatto ha portato a un intervento di Stefano Anastasia, al secolo garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Lazio, che ha parlato di “condizioni detentive incompatibili con il quadro clinico dell’uomo”.

“Aveva appena compiuto 69 anni - scrive Anastasia. Entrato in carcere poco più di un anno fa per una condanna in contumacia a due anni e mezzo per truffa e con una grave forma di diabete, in carcere gli è stato diagnosticato un carcinoma alla prostata con metastasi e crolli vertebrali. Infine un ictus gli ha causato afasia ed emiplegia. È stato ricoverato nel marzo scorso a Viterbo. Da allora l’equipe medica ha mandato due relazioni all’autorità giudiziaria, rappresentando la necessità di continui accessi a strutture sanitarie esterne, di fatto incompatibili con la detenzione in carcere. La (pena di) morte ha anticipato di un anno la fine di una sadica pena temporanea”. I dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sul carcere viterbese (al 31 marzo) dicono che ci sono 672 detenuti (di 290 stranieri) a fronte di una capienza regolamentare di 440. Il tasso di affollamento è del 166%, superiore sia a quello regionale (144%) che a quello nazionale (138%).