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di Silvana Cortignani


tusciaweb.eu, 8 ottobre 2019

 

Aveva minacciato un agente della Polizia penitenziaria. Era a processo con altri tre detenuti. Si è aperto ieri e subito chiuso per estinzione del reato in seguito alla morte in carcere dell'imputato il processo a Andrea Di Nino, il detenuto romano 36enne che il 21 maggio 2018 si è tolto la vita impiccandosi in cella a Mammagialla.

Pochi mesi prima, il 13 dicembre 2017, nel corso di disordini scoppiati in infermeria, assieme ad altri tre reclusi, Di Nino avrebbe minacciato un assistente capo della Polizia penitenziaria.

L'obiettivo, secondo l'accusa, sarebbe stato costringere l'agente della penitenziaria e l'infermiera di turno "a omettere un atto dell'ufficio e, segnatamente, per farli desistere dal compiere la procedura relativa alla somministrazione della terapia farmacologica".

Davanti al giudice Elisabetta Massini, Di Nino avrebbe dovuto rispondere di minacce e oltraggio a pubblico ufficiale, in concorso con gli altri tre detenuti rimasti coinvolti nell'episodio, uno dei quali difeso dall'avvocato Giovanni Bartoletti, per i quali il processo si è regolarmente aperto ieri con l'ammissione delle prove. Sono un 41enne originario di Roma, ma residente a Vejano, un 31enne anche lui romano e un 44enne d'origine marocchina. I primi testimoni saranno sentiti nell'udienza fissata per il 25 maggio 2020 alle ore 9,30.

Di Nino, al momento in cui fu rinvenuto cadavere, era in carcere da due anni per possesso di stupefacenti. Ha lasciato una compagna e 5 figli. Il corpo senza vita dell'uomo venne rinvenuto attorno alle ore 22. Si era suicidato in cella di isolamento, dal penitenziario sarebbe uscito di lì a un anno. Lo scorso 25 maggio, per ricordare lui e le altre vittime del carcere, c'è stato un presidio di fronte al palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino. Quattro le inchieste contro ignoti aperte dalla procura della repubblica di Viterbo per altrettanti casi sospetti di violenze e suicidi nel carcere sulla Teverina, tra cui la morte di Di Nino.