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tusciaweb.eu, 24 aprile 2022

Morte in carcere di Andrea Di Nino, al via il processo col rito abbreviato al dirigente di Mammagialla che ha chiesto di essere giudicato col rito alternativo che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena.

Quattro gli indagati per omicidio colposo finiti davanti al gup, dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura della repubblica di Viterbo. Parti civili i familiari del detenuto 36enne romano trovato cadavere nella sua cella, dove si è impiccato la sera del 21 maggio 2018, che ha lasciato una compagna e 5 figli.

L’unico degli imputati ricorso a un giudizio alterativo, difeso dall’avvocato Marco Russo, è comparso giovedì davanti al giudice Giacomo Autizi. La discussione è stata invece rinviata al 9 maggio, quando, salvo imprevisti, sarà decisa la sorte giudiziaria di tutti e quattro. I pm Stefano D’Arma e Michele Adragna in quella data avanzeranno le loro richieste, dopo di che toccherà ai legali di parte civile e alle difese.

Di Nino, al momento in cui fu rinvenuto cadavere, verso le 22 del 21 maggio di quattro anni fa, era in carcere da due anni per possesso di stupefacenti. Si è suicidato in cella di isolamento del penitenziario da dove sarebbe uscito di lì a un anno.

I familiari sono convinti che non si sarebbe mai potuto suicidare. In primis perché gli mancava un anno alla fine della pena ed era convinto che sarebbe uscito anche prima. E poi perché dalle lettere che scriveva ai suoi cari, era evidente il desiderio di viversi appieno la famiglia una volta uscito dal carcere. “Ho voglia di spaccare il mondo” scriveva il 36enne.

Due mesi dopo stessa sorte è toccata ad Hassan Sharaf, il 21enne egiziano per il quale è in corso un procedimento a carico di due agenti della polizia penitenziaria e c’è un’inchiesta ancora aperta per istigazione al suicidio, avocata a dicembre dalla procura generale di Roma dopo la richiesta di archiviazione della procura della repubblica di Viterbo.