di Stefania Moretti
Corriere della Sera, 2 agosto 2018
Sospetto il suicidio di uno dei testimoni, un 21enne egiziano. Stefano Anastasia: "Quella di Hassan non è una voce isolata, sono almeno dieci i detenuti che parlano di violenze".
Si è impiccato alle sbarre della finestra della cella di isolamento con un asciugamano. Hassan, 21 anni, egiziano rinchiuso nel carcere Mammagialla di Viterbo, è morto martedì dopo una settimana di agonia. A un passo dalla libertà: sarebbe uscito dal carcere i primi di settembre. Quattro mesi fa era stato ascoltato da collaboratori del garante dei detenuti di Lazio e Umbria, Stefano Anastasia che, dopo il suo racconto, ha inviato un esposto alla procura viterbese.
La testimonianza di Hassan - Vi si legge che Hassan diceva di essere stato picchiato il 20 marzo "da alcuni agenti di polizia penitenziaria", i quali "con molta probabilità gli avevano lesionato il timpano dell'orecchio sinistro", perché "sentiva come il rumore di un fischio". Il ragazzo avrebbe mostrato le sue ferite ai collaboratori del garante: segni rossi sulle gambe e tagli sul petto. "Ho paura di morire", avrebbe detto. Perché episodi simili sarebbero stati "frequenti soprattutto nei confronti di detenuti stranieri".
Quella di Hassan non è una voce isolata: almeno dieci i detenuti che parlano di violenze dentro il carcere Mammagialla, nei locali docce, sulle scale o in stanze in uso alla sorveglianza. Tutte zone lontane dalle telecamere di sicurezza. "Quando ci portano lì sappiamo che è per essere picchiati", ha raccontato un detenuto. Un altro sostiene che alle violenze seguiva l'isolamento, per fare in modo che chi veniva malmenato non avesse contatti con nessuno.
Picchiato e messo in isolamento - Anastasìa aveva chiesto il trasferimento di Hassan a un altro penitenziario. Trasferimento mai avvenuto: secondo il Dap, il giorno stesso del presunto pestaggio, il ragazzo aveva opposto resistenza a un controllo nella sua cella, dove furono trovati medicinali a base di oppiacei. "Ciò - continua l'esposto - avrebbe reso necessario il ricorso alla forza fisica", previsto dall'ordinamento penitenziario. Ma le escoriazioni che il 21enne aveva, stando ai sanitari interpellati dal Dap, sono "incompatibili con un'azione offensiva in suo danno". Quel che è certo è che Hassan era stato messo in isolamento per punizione la settimana scorsa. Una misura disciplinare eseguita a tre mesi e mezzo da quel controllo finito male.
In cella di isolamento era arrivato il 23 luglio: neanche due ore e si è impiccato. Soccorso dagli stessi agenti della penitenziaria che dicono di aver fatto tutto il possibile per salvarlo. "Per quel che ci risulta, da aprile in poi, Hassan non doveva neanche essere a Viterbo - afferma Anastasìa. Gli ultimi mesi che gli restavano da scontare erano in esecuzione di una vecchia condanna del tribunale dei Minori. Quando è così, i detenuti entro i 25 anni devono espiare la pena in un istituto minorile".
La difesa dei sindacati di polizia penitenziaria - Sul suo suicidio indaga la procura viterbese che fisserà a giorni l'autopsia. Quanto all'esposto del garante dei detenuti, resta sulla scrivania del procuratore capo Paolo Auriemma. La prassi vorrebbe l'apertura di un fascicolo almeno a modello 45, senza indagati né ipotesi di reato, in attesa di accertamenti più approfonditi. Un'inchiesta che si preannuncia già complessa e delicata. Perché gli stessi detenuti hanno parlato di visite mediche avvenute a distanza di settimane o mesi dai presunti pestaggi.
Sull'esposto di Anastasìa e sul suicidio di Hassan è intervenuta l'Unione dei sindacati di polizia penitenziaria con un comunicato durissimo: "Spiace dover constatare che il lavoro dei garanti dei detenuti dia sempre motivo di perplessità sulla bontà del loro ruolo perché le denunce che fanno risultano sempre incomplete, visto che non dialogano con la polizia penitenziaria.
È molto facile adombrare responsabilità ma la realtà dei fatti, al di là che la morte di chiunque resta un dramma anche per tutti coloro che non hanno potuto evitarlo, dimostra che l'operato degli agenti è stato encomiabile come sempre e che nessuno poteva evitare l'irreparabile con le attuali risorse a disposizione".










