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di Vincenzo Brunelli

Corriere della Sera, 24 dicembre 2025

L’aggressore era già stato condannato per un delitto simile. Da qui la decisione del giudice di condannare l’amministrazione penitenziaria, e quindi il ministero della Giustizia, a versare un risarcimento alla famiglia del 61enne. Nel 2019 aveva ucciso un detenuto, compagno di cella, colpendolo ripetutamente con uno sgabello, ma i medici erano stati chiari e perentori e l’uomo doveva essere in cella da solo e non con altri detenuti. Ora il Tribunale civile di Roma ha condannato il ministero di Giustizia a pagare oltre 1 milione e 200 mila euro di risarcimento danni ai familiari di Giovanni Delfino, 61enne all’epoca del decesso. 

I precedenti - Delfino fu letteralmente massacrato con una decina di “sgabellate” alla testa la sera del 29 marzo del 2019 al Mammagialla di Viterbo dal compagno di cella Khajan Singh, di origine indiana, già condannato per tentato omicidio e successivamente per la morte di chi divideva con lui la reclusione. Per il giudice del Tribunale capitolino, Alessandra Imposimato, non ci sono dubbi sulle gravi responsabilità dell’amministrazione penitenziaria e quindi del ministero sulla morte di Delfino perché chi lo ha ucciso già nel carcere di Civitavecchia nel febbraio dello stesso anno, aveva cercato di uccidere il suo compagno di cella nello stesso e identico modo: a colpi di sgabello, e aveva poi aggredito l’agente che era riuscito a fermarlo. Quindi era stato trasferito per motivi di ordine e sicurezza al carcere di Viterbo dietro una prescrizione precisa da parte degli psichiatri dell’istituto: “Considerando i precedenti episodi di aggressività auto ed eterodiretta, si propone di trattare il detenuto in regime di grandissima sorveglianza e in camera di pernottamento da solo”. Ma nonostante i precedenti e le prescrizioni dei sanitari l’uomo veniva messo in cella insieme a Delfino. “Tale trasferimento non veniva comunicato ai medici e psicologi in servizio presso l’Istituto penitenziario e alla equipe multidisciplinare neanche a cose fatte”, si legge in sentenza, e i giudici hanno sottolineato che praticamente nessuno sapesse che in realtà l’uomo non fosse in cella singola come avrebbe dovuto essere. 

La condanna - In sede penale l’uomo è stato condannato in primo grado a 14 anni di carcere nel 2020, e a 12 anni in secondo grado nel 2022, grazie allo sconto di pena dovuto al riconoscimento della seminfermità. Lapidarie le conclusioni del Tribunale civile di Roma sul risarcimento dovuto dal ministero ai parenti di Delfino: “Non c’è dubbio che la morte del detenuto non si sarebbe verificata se l’Amministrazione non avesse disposto il trasferimento del detenuto, affetto da psicopatie di rilevanza psichiatrica e già noto per pregressi episodi di etero-aggressività ed accessi di violenza in danno di persone e cose in ambito intramurario, dalla cella singola alla cella condivisa con Delfino”. Da questi ragionamenti e dopo aver ascoltato numerosi testimoni e raccolto tutte le cartelle cliniche sia dell’omicida sia della vittima, i giudici sono arrivati alla condanna del ministero di Giustizia che ora come detto dovrà pagare i danni ai familiari di Delfino con una somma superiore a 1 milione e 200 mila euro più interessi e spese legali.