di Giacomo Barelli*
tusciaweb.eu, 7 dicembre 2020
Ma è una battaglia di civiltà. Dopo la battaglia consiliare di questi giorni apprendo da Tusciaweb due notizie arrivate quasi in contemporanea: una tragica, l'altra tragicomica. Le dichiarazioni del capogruppo di FdI sull'istituzione del garante comunale dei detenuti e il cavillo dell'annullamento della delibera comunale che lo aveva istituito sono le due facce di una politica che nella città di Viterbo, sede di un importante e discusso carcere di massima sicurezza, assume contorni a dir poco inquietanti. Per la seconda, di cui non parlerò, poiché non provo alcun interesse, posso solo dire che il cavillo è da sempre lo strumento utilizzato dal sistema per coprire le manchevolezze della politica.
Sconcertante e grave è invece la "presa di distanze" "da questa figura dai contorni poco chiari", per dirla con le sue stesse parole, è la posizione sull'istituzione del garante contenuta nella dichiarazione del capo gruppo di FdI al comune di Viterbo Luigi Buzzi. Infatti la "soluzione finale" affidata alla burocrazia per "salvare" la faccia di una certa destra viterbese altro non è che la "naturale "conseguenza di un'aberrante quand'anche" eversiva" concezione dello stato di diritto che sta alla base delle inaccettabili parole contenute in quel comunicato da cui sarebbe bene che tutte le forze politiche cittadine prendessero le distanze.
L'istituzione di un garante comunale dei detenuti non è certo infatti uno "schiaffo alla polizia penitenziaria" come afferma Buzzi, ma bensì l'attuazione di uno strumento normativo previsto dalla legge ed è innanzitutto una battaglia di civiltà giuridica per l'affermazione dello stato di diritto che assicura la salvaguardia ed il rispetto dei diritti e delle libertà dell'uomo.
È certamente anche una battaglia politica patrimonio di tutte le forze democratiche per il rispetto e l'applicazione di alcuni dei principi fondamentali che costituiscono l'essenza del nostro ordinamento costituzionale e per i quali un imputato, e perfino solo un indagato (che tuttavia ben può essere privato della libertà personale in via preventiva... e cautelare) non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva, con la conseguenza che le pene, tra cui non è ammessa la pena di morte, non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Con la frase "Fratelli d'Italia è da sempre contraria alla figura del garante dei detenuti" il leader comunale di FdI dimostra di non conoscere o forse di non ricordare la propria storia o meglio la "nostra" storia di italiani e viterbesi, quando a un certo punto strade così distanti come quella dell'estrema destra e quella dei radicali si sono incrociate.
Per uno strano scherzo del destino questo dibattito cittadino cade proprio pochi giorni dopo il decennale della morte di Paolo Signorelli, la cui storia giudiziaria e carceraria sembra non aver insegnato nulla a coloro i quali invece vorrebbero essere i custodi di certi valori e certe tradizioni di destra le cui radici affondano anche in quel periodo buio della storia repubblicana quando, per dirla con le parole del "loro" Secolo d'Italia, "per un fascista non c'era garantismo".
Con Signorelli che si trovava in galera a Parma in un carcere di massima sicurezza senza una condanna definitiva e che in seguito venne assolto da tutte le accuse, morì a casa propria da libero e da innocente il primo dicembre del 2010, ci fu Marco Pannella con il Partito radicale di quei tempi, con Laura Terni ed Enzo Tortora, che con una battaglia durissima fatta di scioperi della fame e fiaccolate sotto il carcere di Parma riuscì a mettere fine a un isolamento carcerario che durava da sette anni. In quell'estate 1987 il guardasigilli era un certo Giuliano Vassalli, partigiano e socialista.
L'Italia infatti non è sempre stata una nazione a vocazione forcaiola e manettara come oggi vorrebbero far credere Meloni e Salvini e in questo un ruolo fondamentale lo ha avuto proprio Forza Italia. Come non ricordare il compianto Alfredo Biondi e soprattutto la sua opera in qualità di ministro della Giustizia legata soprattutto alla cancellazione della custodia cautelare in carcere, il cosiddetto decreto Biondi, ruolo nel quale svolse coraggiose battaglie di matrice garantista.
Biondi e quella Forza Italia sono stati un esempio unico di attaccamento ai valori della civiltà giuridica. Un insegnamento, quello, che ha superato anche le barriere politiche e che resta un'eredità preziosa per tutti, specie in questi tempi di giustizialismo senza controllo dove la politica deve riscoprire la difesa delle istituzioni e della democrazia. È grazie a queste storie e a persone come Marco Pannella, Alfredo Biondi e tanti altri che l'impegno per i diritti di tutti, in qualsiasi condizione si trovino, è divenuto oggi un patrimonio culturale del nostro Paese. Patrimonio nel quale si inserisce anche il lavoro dei garanti dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. La politica deve avere il coraggio di togliere dall'oblio la questione carceraria e le vite dei detenuti con l'obiettivo di assicurare dignità e diritti umani nei luoghi di privazione della libertà. Per questo oggi più di ieri nella nostra città di Viterbo l'istituzione del garante comunale dei detenuti non è più rinviabile poiché rappresenta un presidio di civiltà contro la barbarie di cui ancora sentiamo parlare.
*Consigliere comunale











