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di Andrea Tognotti

Corriere di Viterbo, 16 settembre 2022

È stato lanciato dall’associazione Seconda Chance. “Il personale può essere selezionato tra le persone a fine pena”. A Mammagialla sono attive una falegnameria, un’officina per fabbri e una sartoria. Imprenditori viterbesi, fatevi avanti. Si potrebbe sintetizzare così il senso di un appello che l’associazione Seconda Chance rivolge ai produttori del capoluogo. Spronandoli ad assumere, anche part time e a tempo determinato, lavoratori selezionati tra i detenuti giunti a fine pena che abbiano osservato un comportamento irreprensibile nel corso della permanenza in carcere, usufruendo dei benefici fiscali previsti dalla legge Smuraglia.

A questo sta lavorando da un anno e mezzo la giornalista del Tg di La7 Flavia Filippi. La quale, dapprima in solitaria e poi con l’ausilio di Alessandra Ventimiglia, documentarista, e Beatrice Busi Deriu, titolare di Ethicatering, si occupa di fare intermediaria tra i direttori delle carceri e i detenuti ritenuti idonei - a decidere è il magistrato di sorveglianza - a svolgere un lavoro fuori dalle mura penitenziarie.

“Vogliamo offrire agli imprenditori la possibilità di valutare se tra i ragazzi che sono in carcere, che hanno diritto ad avere una seconda chance, c’è qualcuno che li interessa”, dice al Corriere Filippi. “Potete risparmiare, sentirvi persone migliori, e anche avere riscontro mediatico aggiunge. Edilizia, gastronomia, officine meccaniche sono solo alcuni dei settori nei quali può realizzarsi l’incontro tra domanda e offerta.

Nel carcere Mammagialla di Viterbo sono attive una falegnameria, un’officina per fabbri e una sartoria che, proprio grazie all’interessamento di Seconda Chanche, ha ricevuto una commessa dall’azienda Millenium Tech per realizzare prodotti utilizzando le vele dismesse dagli armatori delle navi. Ci stanno lavorando sei detenuti.

E questa è una novità per l’istituto di pena, perché -come spiega la direttrice del carcere, Anna Maria Dello Preite - “in precedenza la sartoria produceva solo tute e pantaloni a uso interno”. “Il lavoro - spiega al Corriere la direttrice - è un elemento fondamentale per il trattamento dei detenuti, che però di solito vengono impiegati in attività poco professionalizzanti come la pulizia dei locali e la preparazione del vitto.

Da noi si fanno anche corsi professionali, con attestati che i detenuti possono spendere una volta tornati in libertà. Manca però il collegamento con l’esterno, il mondo del lavoro”. Esattamente ciò di cui si occupa l’associazione diretta da Filippi. “A Viterbo - prosegue Dello Preite - si fa molta fatica a trovare imprenditori venire in carcere a valutare manodopera. Inoltre abbiamo riscontrato una certa difficoltà a raggiungere i posti di lavoro, ma questo non deve scoraggiare né noi né chi vuole investire, dato che ci sono gli incentivi della legge Smuraglia”.

Di sicuro non si scoraggia Filippi, la quale riferisce che il parco nazionale del Circeo, il Sacramento Golf Club e il Circolo Canottieri Tevere Remo le hanno chiesto dei preventivi che verranno forniti nei prossimi giorni. “È stata una fortuna incontrare Flavia - dice Dello Preite - perché la sua è un’iniziativa meritevole e sono lieta di collaborare con lei”. Altri che siano interessati possono scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..