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di Valeria Terranova

Corriere di Viterbo, 15 novembre 2024

Al via ieri al cospetto del giudice Daniela Rispoli il processo al medico del reparto di medicina protetta di Belcolle e all’assistente capo coordinatore della Polizia penitenziaria del carcere di Mammagialla, rinviati a giudizio a marzo scorso dal gup Savina Poli con l’accusa di omicidio colposo per la morte del detenuto egiziano Hassan Sharaf, su istanza del procuratore generale Tonino Di Bona. Gli imputati, difesi dagli avvocati Giuliano Migliorati e Fausto Barili, in prima battuta, nella fase di udienza preliminare, scelsero di procedere con rito ordinario. Il dibattimento a loro carico si è aperto con la seduta dedicata all’ammissione delle prove. Anche in questo procedimento faranno parte in qualità di responsabili civili il ministero dell’Interno e l’Asl. Parti civili con gli avvocati Giacomo Barelli e Michele Andreano i familiari del detenuto egiziano di 21 anni, il quale morì nel nosocomio del capoluogo il 30 luglio 2018, una settimana dopo aver tentato il suicidio, il 23 luglio, mentre era rinchiuso nella cella di isolamento della casa circondariale sulla Teverina. A loro si aggiunge l’associazione Antigone, assistita dall’avvocato Simona Filippi.

In apertura, il procuratore Di Bona ha chiesto e ottenuto l’acquisizione della documentazione relativa alla relazione disciplinare redatta nei riguardi del 21enne, conseguente al ritrovamento di farmaci proibiti che portò l’autorità preposta a disporne l’isolamento. Inoltre, gli atti riguardanti il suicidio, il verbale del sopralluogo eseguito subito dopo, il fascicolo che racchiude gli accertamenti sulla salma e i supporti informatici con le immagini delle telecamere di video sorveglianza dell’istituto di pena viterbese. Si tornerà in aula tra una settimana per la calendarizzazione delle prossime udienze che si svolgeranno a ritmo serrato presumibilmente a partire dai primi mesi del 2025.