Corriere di Viterbo, 2 ottobre 2026
L’avvocato della famiglia fa il punto sull’iter processuale. La ricerca della verità sulla morte di Andrea Di Nino, il detenuto trovato senza vita il 21 maggio 2018 in una cella d’isolamento della casa circondariale di Mammagialla procede su un doppio binario giudiziario. A fare il punto sull’udienza di mercoledì è l’avvocato Nicola Trisciuoglio che assiste i parenti del 36enne romano in qualità di parti civili, da sempre contrari alla tesi ufficiale del suicidio. Secondo il legale, le testimonianze hanno consentito di affrontare diversi aspetti relativi all’isolamento cui Di Nino fu sottoposto, le modalità della sua autorizzazione, i controlli sanitari, i precedenti episodi autolesionistici, e i rapporti tra area sanitaria e amministrativa dell’istituto.
Nella ricostruzione fornita da Trisciuoglio, all’epoca dei fatti, il piano interno per la prevenzione del rischio suicidario risultava ancora allo stadio di bozza. E nonostante la cartella clinica evidenziasse pregressi atti di autolesionismo e la necessità di una “grandissima sorveglianza”, a tale indicazione non seguì alcuno specifico ordine di servizio. L’avvocato della famiglia ritiene inoltre che forti criticità siano affiorate anche rispetto ai controlli medici. A fronte di una disposizione del 2010 che imponeva visite quotidiane per i detenuti in isolamento, i registri dell’infermeria attestano accessi spot nei giorni 15, 17 e 21 maggio, con l’ultima visita ridotta a una manciata di minuti. A ciò si sono sommati i difetti di comunicazione tra area sanitaria e amministrativa e la sovrapposizione delle cartelle cliniche, un mix che per il legale avrebbe reso opaca la percezione della reale vulnerabilità del detenuto. In chiusura della seduta il pm Michele Adragna ha depositato anche le relazioni dei propri consulenti tecnici. Se il processo per omicidio colposo riprenderà in primavera con l’audizione di ulteriori testimoni dell’accusa e dei consulenti, resta fissata tra poco più di due mesi l’udienza che si terrà invece davanti al gip di Viterbo, relativa alla distinta prospettazione dell’omicidio volontario o preterintenzionale, nell’ambito di un ulteriore procedimento. Due percorsi processuali che approfondiscono, da prospettive differenti, le circostanze e le eventuali responsabilità connesse alla morte di Andrea Di Nino. “Per i familiari - conclude Trisciuoglio - il percorso continua, senza clamore ma senza arretramenti, con immutata fermezza, rigore e rispetto delle Istituzioni”.









