viterbonews24.it, 25 settembre 2022
Secondo la procura, all’uomo non sarebbe stato diagnosticato in tempo un tumore e, per questo, non gli sarebbero state riservate le giuste cure. Una malattia che non gli avrebbe lasciato scampo e per cui ora, dieci medici devono presentarsi di fronte al giudice per le indagini preliminari, Rita Cialoni. Medici in forza al penitenziario di Strada S. Salvatore e alla Asl viterbese, a cui si va ad aggiungere anche la direttrice del carcere, Teresa Mascolo, formalmente nella lista degli indagati. L’uomo, detenuto nel circuito di massimo sicurezza, in regime di 41 bis, era rinchiuso a Mammagialla in isolamento e costantemente sorvegliato dalla polizia. Poi la malattia e la morte. Improvvisa.
Secondo una prima ipotesi accusatoria, i medici non avrebbero somministrato in tempo le necessarie cure contro il tumore che affliggeva l’uomo. Dunque le indagini e la loro convocazione in tribunale. Ma ora la Procura sembra compiere un passo indietro: non ci sarebbero elementi sufficienti per procedere contro di loro e così il pubblico ministero Fabrizio D’Arma, ieri, ha chiesto l’archiviazione di tutte le posizioni. Il Gip si è riservato: bisognerà attendere ancora qualche giorno per conoscere la sua decisione.










