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garantedetenutilazio.it, 16 giugno 2026

Il Garante è intervenuto al convegno “La medicina delle fragilità”, un confronto interdisciplinare sulla presa in carico delle persone vulnerabili che si è svolto nell’Aula magna dell’università della Tuscia. “Continuo a pensare che la riforma che ha dato alle Asl la responsabilità dell’assistenza sanitaria all’interno del carcere sia stata una riforma fondamentale, che ha riconosciuto la parità di trattamento tra le persone detenute e le persone libere”. Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, nel corso del suo intervento nella mattinata d’apertura del convegno specialistico “La medicina delle fragilità: l’importanza delle contaminazioni nell’era della medicina interdisciplinare”, promosso dalla Asl di Viterbo, che si è svolto mercoledì 10 e giovedì 11 giugno nell’Aula magna dell’Università degli studi della Tuscia.

“Fare assistenza sanitaria all’interno delle carceri - ha proseguito Anastasìa - è molto difficile, non soltanto per le emergenze, il sovraffollamento, le difficoltà di gestione di spazi in cui ci sono troppe persone, spesso con una difficoltà da parte dell’amministrazione a tenere quegli spazi in condizioni igienico-sanitarie adeguate, ma anche perché, appunto, la popolazione detenuta è una popolazione che ha una sua fragilità particolare. Le persone detenute hanno una storia particolare, una storia in cui spesso la cura della persona è stata l’ultima delle preoccupazioni. Ma poi, quando entra in carcere, la persona detenuta manifesta una particolare ipocondria: tutti i sintomi che quando era fuori non sentiva improvvisamente si manifestano e diventano una domanda di assistenza, di cura, di salute. È una domanda - ha concluso Anastasìa - che voglio dire benvenuta, perché ci consente, almeno in quella circostanza, di rilevare dei bisogni di assistenza che altrimenti resterebbero dimenticati”.

Sviluppato attorno al tema della presa in carico delle persone più fragili attraverso un modello di cura integrato e multidisciplinare, il convegno ha riunito a Viterbo professionisti provenienti da diverse realtà territoriali e ambiti specialistici, con l’obiettivo di favorire il confronto tra competenze differenti e promuovere percorsi condivisi di prevenzione, diagnosi e cura rivolti alle persone in stato di detenzione, ai soggetti con dipendenze, ai pazienti con disagio psicologico e con patologie psichiatriche. Ad aprire i lavori della prima giornata è stato il direttore generale della Asl di Viterbo, Egisto Bianconi, il quale ha sottolineato che “prendersi cura delle fragilità significa mettere al centro la persona nella sua complessità”.

Il programma scientifico si è poi sviluppato attraverso sessioni dedicate alle malattie infettive, alla salute in carcere, alle nuove strategie terapeutiche per Hiv ed epatite C e ai percorsi integrati nell’ambito della salute mentale. “La complessità clinica e sociale delle persone fragili- ha spiegato Giulio Starnini, direttore della unità operativa di medicina protetta della Asl di Viterbo e componente del comitato scientifico del convegno insieme a Stefania Farinelli, Fabrizio Ferri e Cristiana Morera- richiede oggi la capacità di mettere in relazione esperienze e professionalità diverse. Il concetto di ‘contaminazione’ che abbiamo voluto richiamare nel titolo dell’iniziativa rappresenta proprio la necessità di superare ogni compartimento, favorendo un dialogo costante tra discipline, territori e servizi. La fragilità non è una condizione che riguarda soltanto la malattia, ma coinvolge aspetti sociali, psicologici e relazionali. Per questo motivo la risposta sanitaria non può che essere interdisciplinare, fondata sulla collaborazione tra professionisti e sulla costruzione di reti capaci di garantire percorsi di cura efficaci e liberi da stigma e pregiudizi”.