di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 15 febbraio 2024
Il procuratore di Viterbo Paolo Auriemma e la pm Eliana Dolce “agirono correttamente”, non vi fu da parte loro nessuna sottovalutazione riguardo le presunte violenze sui detenuti nel carcere viterbese, culminate con il suicidio nell’estate del 2018 di Hassan Sharaf. Sono state depositate nei giorni scorsi le motivazioni con cui la giudice del tribunale di Perugia Elisabetta Massimi ha archiviato, perché il fatto non sussiste, il procedimento a carico dei due magistrati viterbesi, accusati di omissione d’atti d’ufficio.
Ad Auriemma, in particolare, veniva contestato di non aver dato corso a quanto segnalato in un paio di esposti, di cui una a firma del Garante del Lazio Stefano Anastasia, su quanto accadeva nel carcere di Viterbo. Fra i detenuti che avevano denunciato violenze e condizioni di vita non dignitose c’era anche Sharaf Hassan, un ragazzo egiziano allora poco più che ventenne, che poi si sarebbe impiccato utilizzando una corda artigianale ricavata da un asciugamano. Hassan morirà dopo sette giorni di agonia in ospedale. Condannato per furto e trovato in possesso di dieci grammi di hashish, doveva scontare ancora un altro mese di prigione.
L’esposto venne iscritto dai pm di Viterbo a “modello 45”, il registro per i fatti non costituenti notizia di reato. Una scelta errata per il Garante secondo il quale c’erano già gli elementi per ipotizzare l’abuso di mezzi di correzione, le lesioni personali, i maltrattamenti. ‘ L’attività di qualificazione giuridica che viene operata al fine dell’iscrizione in uno dei registri previsti dall’ordinamento è un atto squisitamente valutativo e come tale suscettivo di diverse soluzioni a seconda del soggetto che opera detta valutazione”, scrive la giudice Massimi nella sentenza di archiviazione, sottolineando come si possa dissentire delle scelte fatte ma senza che ciò implichi una ipotesi di reato. Per quanto riguarda, invece, la morte del ragazzo egiziano, la Procura generale di Roma, che aveva avocato il fascicolo nei mesi scorsi, ha proceduto nei confronti di sei persone, fra cui medici e agenti della polizia penitenziaria, quattro delle quali indagate per omicidio colposo in concorso, tra cui l’allora direttore del carcere di Viterbo.










