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di Paolo Di Stefano

Corriere della Sera, 23 ottobre 2023

C'è una donna, rimasta vedova una sera del 2009, che ha deciso di abbracciare e aiutare l'assassino di suo marito. Suo marito era Gaetano Montanino, aveva 45 anni, era una guardia giurata e venne ucciso da una banda di quattro giovani durante una rapina in piazza Mercato a Napoli. Il più giovane di questi rapinatori, colui il quale sparò, era Antonio: fu condannato a 22 anni di reclusione e rinchiuso nel carcere minorile di Nisida.

La donna, Lucia Di Mauro, è protagonista del caso più clamoroso di giustizia riparativa. Quando suo marito venne assassinato, si chiese come dare senso a quella morte. E pensò di impegnarsi a salvare qualche ragazzo «sbandato», dunque si propose come volontaria proprio a Nisida, per parlare con i ragazzi detenuti e raccontare il proprio dolore. Il 21 marzo 2017, durante una marcia di «Libera» sul lungomare di Napoli, Lucia e Antonio si scambiano uno sguardo: lui è in libertà vigilata circondato dagli educatori, la vede, trema, scoppia a piangere, si accascia, lei lo abbraccia e scoppia a piangere con lui. Antonio le promette che cambierà vita. Dopo un anno il magistrato ha attivato un rapporto di riconciliazione tramite mediazione. Antonio si è messo a lavorare in un bene confiscato ma con la pandemia le cose si sono complicate e Lucia Di Mauro l'ha aiutato a trovare un nuovo lavoro, senza smettere di dedicarsi agli altri ragazzi di Nisida.

Ha detto Lucia che molti familiari di vittime della delinquenza la criticano perché «vado a braccetto con l'assassino di mio marito». Ma lei va avanti, anzi chiede allo Stato di investire risorse nella riabilitazione sociale dei giovani detenuti. Si può salvare il proprio carnefice? In un libro intitolato Storia di un abbraccio (scritto con Cristina Zagaria e uscito da Piemme) Lucia spiega le ragioni di un perdono e di un impegno eccezionale. Ora, come scrive Rosanna Borzillo sull'Avvenire, con don Tonino Palmese, l'«Ambasciatrice del perdono» racconterà la sua storia nelle scuole di Napoli.

Il perdono non si può imporre spontaneamente a nessuna vittima. Ma quello di Lucia resta un esempio straordinario. E se il carnefice non cerca giustificazione al male commesso e la vittima non esige vendetta, allora ci si può avvicinare. Quella di Lucia e Antonio è una lezione di magnanimità.