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di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 18 giugno 2025

Una fotografia impietosa quella tracciata dal vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, ospite a Start su Sky Tg24. “Il sovraffollamento è drammatico: ci sono detenuti che vivono in 3 metri quadri”, ha denunciato, richiamando l’attenzione sulla stretta relazione fra politica giudiziaria e condizioni nelle carceri. Dalle sue parole emerge un invito al dialogo fra forze politiche: “Si può ragionare insieme, senza divisioni”, con l’impulso sottolineato anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Pinelli ha voluto smorzare ciò che considererebbe un falso mito: “È difficile dire che nuovi reati portino automaticamente al sovraffollamento”, ma nel contempo ha comunque riconosciuto l’equazione astratta tra stretta sulle pene e crescita dei detenuti.

Poi la proposta concreta: ampliare da 45 fino a 60-90 giorni il beneficio della liberazione anticipata per reati non gravi, già sostenuta in sede di convegno al Senato come forma di “gesto di clemenza”. Il sovraffollamento non è una formula, ma una realtà numerica: Milano San Vittore tocca il 208% oltre la capienza; altre strutture viaggiano vicine al 190%. A livello nazionale, i detenuti sono circa 62.700, con poco meno di 47.000 posti disponibili e un indice di affollamento vicino al 134%.

Questa logica compressione conduce a conseguenze drammatiche: nel 2024 si sono registrati 88 suicidi tra i detenuti, un primato storico. Vivere e sopravvivere in spazi che non permettono neppure misure minime di umanità. Se poi aggiungiamo le carenze strutturali e sanitarie - da igiene a assistenza medica - il quadro diventa ancora più grave. Pinelli ha rilanciato un invito a sedersi a un unico tavolo politico, mettendo da parte steccati e giochi di forza, per affrontare subito l’emergenza carceraria con soluzioni concrete.

Tra queste, ha citato la proposta di legge di liberazione speciale anticipata - un’idea che non nasce nel nulla, ma porta la firma di Roberto Giachetti di Italia Viva e di Rita Bernardini di Nessuno Tocchi Caino - pensata per concedere fino a 60-75 giorni di sconto ogni semestre a chi davvero merita un riconoscimento e persino di spingersi fino a 90 giorni per dare un colpo d’ala all’affollamento. Infine, ha sollecitato una vera riflessione sul concetto stesso di pena: non servono nuovi blocchi o gabbie più grandi, quanto uno sguardo rieducativo e rispettoso della dignità umana, capace di dare un senso al carcere come luogo di ripartenza e non solo di reclusione. Da ricordare che il presidente della Repubblica Mattarella definisce la questione “grave” anche sulla tenuta dell’ordine interno. La Corte dei Conti parla di ritardi e “situazioni critiche al limite dell’emergenza”. E l’Europa - tramite il Cpt - denuncia condizioni vicine alla tortura, con violenza costante tra detenuti.

Parlare di “dramma” non è esagerato. Vivere in 3 metri quadri è una condizione che nega dignità, speranza, rieducazione e sicurezza. Con un tasso di suicidi in picchi continui e tensioni diffuse, la situazione va al di là della cronaca: è un’emergenza culturale e politica. Pinelli chiama la politica a prendere in mano la matassa con serietà: non con slogan o annunci, ma con misure reali, immediate e condivise. La speranza è che nel campo della giustizia - dal Parlamento, dal Csm, dal governo - si alzi una voce unica, capace di trasformare la denuncia in azione.