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di Maria Fiore


La Provincia Pavese, 22 marzo 2020

 

L'avvocato: "Diabete e obesità, con il virus è a rischio". Il magistrato: "Il contagio c'è anche fuori dal carcere". Niente detenzione domiciliare a un detenuto del carcere di Voghera con problemi di salute. L'avvocato Nicolò Meazza aveva chiesto che al suo assistito, che sta scontando una condanna definitiva a otto anni di carcere, fosse data la possibilità della detenzione al suo domicilio, almeno fino alla fine dell'emergenza sanitaria da Covid-19. "Per le patologie di cui soffre il mio assistito in carcere rischia la vita", spiega l'avvocato.

Il detenuto, 57enne, ha diverse patologie, tra cui obesità, diabete e problemi cardiovascolari. "Proprio quelle che fanno aumentare il rischio di morte in caso di contagio", dice il legale, che nella sua istanza ha anche sottolineato come proprio nel carcere di Voghera si siano già verificati alcuni casi di detenuti positivi al test per la ricerca del Covid-19.

Ma per il magistrato di sorveglianza i presupposti per la detenzione domiciliare non ci sono. Nel provvedimento si precisa che "il pericolo rispetto al possibile contagio da Covid non costituisce un elemento di incompatibilità con la detenzione in carcere, non essendoci indicazione di un rischio "maggiore in carcere che all'esterno".

Tanto più, aggiunge il magistrato, che il detenuto, che sta scontando una pena per associazione a delinquere di stampo mafioso, è residente a Garbagnate Milanese, "in piena zona rossa". Infine, dice il magistrato, una richiesta per la detenzione domiciliare era stata già respinta nel 2018: l'emergenza sanitaria, in sostanza, non modifica i requisiti.

Il legale nella sua istanza ha sottolineato come il suo assistito in carcere abbia già trascorso cinque anni, dal marzo 2014, e che, calcolando i giorni di liberazione anticipata, gli resterebbero da scontare poco più di sei mesi. Un termine che scadrebbe a ottobre. "L'attuale condizione sanitaria portata dall'emergenza Coronavirus rende lo stato di salute del mio assistito incompatibile con il carcere - ribadisce l'avvocato -. Le condizioni del carcere non permettono di applicare alcuna misura di prevenzione di contagio".

Una norma per alleggerire le carceri in questa situazione di emergenza è prevista nel decreto "cura Italia".

Fino al 30 giugno 2020 potranno ottenere la detenzione domiciliare i detenuti che devono scontare una pena o residuo di pena fino a 18 mesi, come già previsto dalla normativa vigente, ma con una procedura semplificata.

Per coloro che devono scontare una pena da 7 a 18 mesi è previsto il ricorso ai braccialetti elettronici o ad altri strumenti tecnici. Sono esclusi i detenuti che hanno commesso reati particolarmente gravi, chi ha partecipato alle rivolte e chi è privo di domicilio effettivo e idoneo.