di Sandro Barberis
La Provincia Pavese, 27 marzo 2020
Aumentano i contagi nelle carceri della provincia di Pavia: sono già undici i positivi accertati. Cinque malati Covid nel penitenziario di Voghera, sei in quello di Pavia. È allarme tra gli agenti di polizia penitenziaria che sono preoccupati sia per la loro salute, ma anche per le accuse di violenza e cattiva gestione che gli sono state rivolte da alcuni detenuti di Voghera tra cui l'ex boss della Mala del Brenta Felice Maniero.
"Le proteste dei detenuti in alcuni casi sono giuste perché temono il contagio, ma in altre sono strumentali: e comunque non ci sono stati casi di violenza" spiegano dal coordinamento regionale del sindacato di Polizia penitenziaria. A Vigevano ci sono 385 detenuti (capacità 242), a Voghera 451 (capacità 341) e a Pavia 723 (capacità 518).
"Non ci sono riscontri di violenze e dell'uso di mezzi di coercizione fisica nel carcere di Voghera - spiegano dal coordinamento regionale dei sindacati della polizia penitenziaria. C'è una protesta diffusa da parte di alcuni detenuti di una sezione che hanno tentato di ribellarsi utilizzando come leva le giuste preoccupazioni per il timore di contagio.
Una protesta strumentale da parte solo di alcuni detenuti che volevano violare le regole, il personale è intervenuto senza violenza per riportarli nelle camere. Questo in un quadro di turni massacranti, riposi saltati e preoccupazione da parte degli agenti che da settimane lavorano in condizioni difficili per via dell'emergenza".
Una situazione a rischio, non solo a Voghera, che ieri ha portato i sindacati a chiedere di nuovo interventi per le tre prigioni pavesi ai vertici nazionali e regionali dell'amministrazione carceraria. "Non si può ancora sottovalutare l'enorme rischio di contagio all'interno degli istituti - spiega il coordinatore regionale, il vigevanese Michele De Nunzio.
Le notizie di positività ai test di alcuni detenuti sono ormai note e alcune direzioni stanno organizzando sezioni ad hoc per i "positivi", nonché zone di isolamento sanitario. Tutto questo, però, senza un benché minimo standard di sicurezza per il personale di polizia che, in alcuni casi, viene addirittura "inviato al fronte senza armi", ovvero all'interno di questi reparti senza guanti, mascherine e occhiali".
Per questo i sindacati della polizia penitenziaria chiedono, ancora, tamponi a tappetto in tutti gli istituti. Circa 2mila persone tra detenuti, agenti e civili. "I focolai di Covid hanno appiccato una catena di contagio che verrà fermata solo attraverso scelte serie, urgenti e ragionate - chiude De Nunzio -. L'interesse di tutti è quello di fermare una diffusione incontrollata del virus, serve un tampone ogni dieci giorni". Ieri il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha promesso "8mila mascherine al giorno per le carceri italiane".










