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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 31 dicembre 2019

 

Il caso di Salvatore Giordano segnalato dall'associazione Yairaiha Onlus. A i familiari era stato detto che il detenuto - recluso nel carcere di Voghera aveva un lieve ingrassamento del fegato da curare con l'alimentazione, ma quando sono andati a trovarlo in ospedale la vigilia di Natale lo hanno trovato in condizioni devastanti.

Non riconosceva nessuno, biascicava parole senza senso, magrissimo, pieno di macchie cutanee rosse e munito di un pannolino: ha il tumore al fegato di grosse dimensioni con tanto di metastasi. Parlando con un medico dell'ospedale, i familiari hanno appreso che la situazione era già compromessa da diverso tempo e l'aggravamento non era di certo avvenuto nelle poche ore di degenza in ospedale. A quel punto hanno sporto una denuncia a carico dell'amministrazione penitenziaria del carcere di Voghera, per eventuali negligenze nella cura.

Il detenuto, Salvatore Giordano, è stato tratto in arresto per reati associativi nel 2017 e da metà ottobre di quest'anno recluso nel carcere di Voghera. I familiari hanno contattato Sandra Berardi dell'Associazione Yairaiha Onlus che a sua volta a portato a conoscenza del caso il ministro della Giustizia, il Dap e anche il Garante nazionale delle persone private della libertà.

"I familiari fanno presente che il signor Giordano - scrive l'associazione Yairaiha - è stato portato in ospedale solo nel momento in cui il figlio e la moglie si presentavano alle porte del carcere in data 23 dicembre per avere informazioni circa lo stato di salute del proprio congiunto, condizioni che durante l'ultima telefonata si avvertivano gravi", si sottolinea che "la diagnosi iniziale riferiva un generico ingrossamento del fegato da curare attraverso l'alimentazione", ma "oggi ci troviamo di fronte ad un tumore al fegato e diversi altri organi in metastasi".

Sempre l'associazione Yairaiha spiega che "nei venti giorni precedenti il ricovero le uniche persone che hanno prestato assistenza al signor Giordano sono stati gli altri detenuti, in un surreale clima di disinteresse verso la vita di un uomo visibilmente sofferente le cui condizioni andavano peggiorando di ora in ora".

Poi arriva il 24 dicembre quando, come chiaramente esposto nella denuncia, i familiari hanno potuto far visita al proprio caro presso l'ospedale di Voghera dove il medico in servizio li informava delle condizioni pressoché irreversibili del proprio congiunto, sottolineando che l'aggravamento non era collocabile nel breve spazio temporale di permanenza in ospedale.

"È concepibile che il signor Giordano - si rivolge l'associazione Yairaiha alle istituzioni sia stato portato in ospedale solo nel momento in cui si sono presentati i familiari alle porte del carcere? E ancora, è ammissibile nei confronti dei familiari, preoccupati ed angosciati, sia stato tenuto un siffatto atteggiamento da parte di uomini che rappresentano lo Stato?".

L'associazione, nella missiva, denuncia che non è la prima volta che raccolgono e trasmettono simili denunce, ma "è, semmai, una ulteriore testimonianza che diritti umani, art. 27 e la Costituzione tutta, vengono violati sistematicamente da chi dovrebbe predicarne e praticarne il rispetto".

Sempre la Onlus Yairaiha si rivolge alle istituzioni sottolineando che questa volta non ha nulla da chiedere, visto che non sono in grado di "compiere un miracolo per il signor Giordano", ma "dovreste, invece, far sì che gli oltre 60.000 detenuti e detenute delle galere italiane venissero trattate da persone con diritti inalienabili, anche se detenute, nel rispetto di quella Costituzione sulla quale ogni uomo e donna di Stato giura".