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di Alessio Alfretti

La Provincia Pavese, 30 settembre 2022

L’associazione Terre di mezzo e don Pietro Sacchi organizzano una singolare vendemmia Coinvolti 60 ragazzi dei Galilei, Maserati e Baratta di Voghera e tre ospiti del carcere.

Detenuti e ragazzi, fianco a fianco a lavorare. È il progetto che da tre anni l’associazione Terre di mezzo propone agli ospiti delle case circondariali e agli studenti degli istituti superiori di Voghera e della zona. Anima del progetto sono don Pietro Sacchi, parroco della chiesa di via Emilia, e la vicepresidente di Terre di mezzo, Noemi Agosti. Insieme si occupano di organizzare ogni anno questa complessa macchina fatta di una singolare mescolanza di empatia, senso pratico e nozioni teoriche.

“Da sempre ho lavorato nelle carceri e per strada, come educatore oltre che come sacerdote”, spiega orgoglioso il sacerdote per introdurre questa esperienza che è arrivata a coinvolgere circa 60 studenti delle scuole Galilei, Maserati e Baratta di Voghera. Lui e i suoi collaboratori guidano tre detenuti fuori dalla casa circondariale di Voghera per aiutarli a riappropriarsi della proprio vita, grazie a una possibilità prevista dall’ordinamento penitenziario.

Lo fanno attraverso il lavoro: i detenuti insieme agli studenti vanno in vigna a raccogliere l’uva per poi arrivare a produrre un vino, da mettere in commercio. Il nome degli ultimi prodotti è tutto un programma, si chiamano “Lo Sprigionato” ed “Exitum”: al di là dei facili giochi di parole, c’è davvero la voglia di uscire dalle pareti del carcere e ricominciare. Un percorso non facile per i detenuti, che accanto a loro trovano gli studenti, in uno scambio di esperienze che arricchisce entrambe le parti in questa “terra di mezzo”. Solcano i filari assieme dal lunedì al giovedì, divisi in due squadre da 10 persone, che comprendono anche i tutor dell’associazione, che quest’anno sono stati oltre a Noemi Agosti e don Pietro Sacchi, anche Annagaia Muda, Arianna Maggi, Marta Cosca, Federico Rosolin e Riccardo Esposito.

Ogni giorno il gruppo, grazie alla collaborazione delle cantine Torrevilla, ente ospitante del progetto, parte verso un vigneto nuovo. La cantina svolge un ruolo fondamentale in quest’avventura, occupandosi della gestione organizzativa e dell’invio nelle varie aziende dei soci, il cui tutor operativo e punto di riferimento fondamentale è l’enologo Simone Fiori.

Il venerdì, invece, si sta tutti nel teatro della parrocchia di San Pietro in via Emilia: con i ragazzi e i detenuti ci sono esperti che approfondiscono temi legati alla legalità e all’educazione: i giovani dialogano con i carcerati, che riscoprono delle forme di socialità che tra le mura della casa circondariale sono loro precluse. Si crea così un clima di condivisione.

“I detenuti seguono con attenzione cosa fanno i ragazzi, li consigliano, si sentono responsabili per loro - racconta don Pietro. Nasce così una confidenza, una complicità che fa aprire le persone e le fa crescere”.

“Tutto questo - aggiunge Noemi Agosti - serve anche a dare un futuro concreto ai detenuti. L’associazione cerca infatti di sostenerli in un percorso fuori dal carcere, dando loro un aiuto economico mediante delle borse lavoro, il sostegno che serve per rendere reale la speranza di rifarsi una vita”.