sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giuseppe Valditara*

La Stampa, 26 agosto 2023

A distanza di alcune settimane da una mia precisazione circa l’intervento di Mirella Serri su La Stampa del 1 agosto, che mi imputava di sostenere una pedagogia della umiliazione, in due giorni consecutivi prima Lucia Annunziata e ora Daniela Padoan ritornano sul tema. In particolare, nell’articolo di ieri dal titolo “Così il governo favorisce e coltiva una subcultura intrisa di razzismo”, Padoan, oltre ad accusarmi di voler utilizzare l’umiliazione come strumento pedagogico, inserisce questa narrazione in un pezzo che vuole denunciare le radici del razzismo che sarebbero alla base di questo governo.

Per quanto riguarda “l’umiliazione”, premetto che facevo riferimento, durante un dibattito pubblico, ad un caso specifico di bullismo grave in cui uno studente, dopo aver disegnato una svastica sulla cattedra per ingiuriare la docente ebrea, l’aveva persino presa a pugni per riaffermare fra l’altro il suo dominio machista sui compagni. Detto questo l’uso del verbo era al riflessivo: “il bullo umiliandosi ad accettare la sanzione” dei lavori di utilità sociale. Accettare la sanzione della scuola significa per il ragazzo avviare un processo di maturazione e crescita, perché, limitando il proprio ego, riportandolo a terra, imparando il senso della solidarietà, il bullo impara a riconoscere gli altri e a rispettarli. Sommessamente faccio presente che frasi molto più autorevoli sul significato della umiliazione per la tradizione cristiana le ha dette papa Francesco, ripetutamente, come antidoto alla arroganza superomistica che porta l’uomo ad un individualismo senza rispetto, senza senso del limite e senza il riconoscimento dell’altro.

Nell’occasione del dibattito pubblico, aggiunsi anche “quel ragazzo non va lasciato solo”, occorre responsabilizzarlo e fargli capire il senso di appartenere ad una comunità. Mai pensato dunque ad una scuola che umilia gli studenti. L’uso al riflessivo del verbo umiliare (“umiliandosi” a riconoscere il proprio errore con l’accettazione della sanzione) avrebbe dovuto essere di per sè chiarificatore. Detto questo, la mia azione di governo e i relativi provvedimenti che ho assunto hanno come obiettivo quello di mettere il libero e pieno sviluppo della persona al centro del processo educativo, puntando fra l’altro a riportare la cultura del rispetto nelle scuole e valorizzando i talenti di ognuno, che è l’opposto di qualsiasi cultura antidemocratica, a cominciare da quella fascista. La scuola che ho in mente, come ho ripetutamente affermato e pure scritto in tempi non sospetti, è fra l’altro l’opposto di quella gentiliana, è una scuola “repubblicana” e “costituzionale”. Visione dunque molto diversa da quella che emerge da questi articoli che usano una frase decontestualizzata, assumendola addirittura a principio ispiratore di una politica.

*Ministro dell’istruzione e del merito