di Giulio Sensi
Corriere della Sera, 31 luglio 2025
Il calo generale era previsto per via della pandemia. Il Nord Est si conferma l’area più attiva. Cresce il numero degli italiani che sceglie forme organizzate e calano i giovani, ma quelli che si impegnano aumentano il tempo dedicato. Resiste alle crisi, cala ma non si arrende e continua a mettersi in gioco per gli altri e l’ambiente. È l’Italia del volontariato che è stata misurata in modo approfondito nel 2023 dall’Istat. I dati raccolti su 25.000 famiglie sono stati diffusi oggi e fotografano una certa diminuzione dei volontari attivi rispetto a dieci anni prima: sono 3,6% in meno rispetto al 2013, un calo che gli addetti ai lavori temevano potesse essere maggiore viste le crisi vissute in questi anni e la pandemia che ha ridisegnato molte forme di impegno. 4,7 milioni di persone - il 9,1% della popolazione di 15 anni e più - continuano a svolgere volontariato in forma organizzata o con aiuti diretti, oppure ancora mettendo insieme le due differenti forme: sono raddoppiati, arrivando al milione, coloro che uniscono l’impegno in associazione con quello diretto e fuori dalle organizzazioni.
Stiamo parlando di persone che hanno svolto volontariato nell’ultimo mese precedente alla rilevazione. “Abbiamo registrato un calo prevedibile e già riportano in altre indagini sul volontariato, ma non un tracollo - spiega Tania Cappadozzi, responsabile della ricerca per Istat - è una diminuzione che non stravolge quello che avevamo osservato nel 2013. Tutte le tendenze, come il titolo di studio dei volontari e le aree geografiche sono rimaste simili”. I dati confermano un divario territoriale: al nord l’8,2% partecipa ad attività promosse da organizzazioni e il 6,0% offre aiuti diretti. L’area più attiva rimane il nord-est (9,1% e 6,2%), mentre al Centro le attività promosse da organizzazioni è al 5,8% con gli aiuti diretti al 4,9% e nel Mezzogiorno il 3,6% e 3,4%).
Nel decennio il calo ha riguardato soprattutto i giovani. “Il calo dei giovani preoccupa - aggiunge Cappadozzi -. Calano, ma quelli che lo fanno aumentano il tempo dedicato. È una nota positiva perché sono molto motivati, già con il covid si erano attivati di più e continuano a farlo per dare una mano nelle emergenze. Pensavamo che il covid avesse allontano gli anziani dal volontariato e dalla vita sociale, invece mantengono il loro impegno”. “In alcuni settori - spiega ancora Cappadozzi - sono cresciuti i dipendenti retribuiti perché il terzo settore ha preso in carico una parte considerevole dei servizi e non può svolgerlo solo coi volontari”. Aumentano infatti i volontari organizzati nei settori ricreativo e culturale (+6,4%), assistenza sociale e protezione civile (+7,7 %) e ambiente (+1,7%), mentre calano in quelli religioso (5,8 %), sportivo (−1,9 %) e sanitario (-1,3%).
I dati riportano anche un calo di chi offre aiuto diretto a persone conosciute (-10,1%), mentre aumentano quelli che, con questa stessa modalità, si dedicano a collettività, ambiente e territorio (+14,7%). Le motivazioni più riportate dal volontariato organizzato sono gli ideali condivisi (31,1%) e il bene comune (21,5%), mentre le emergenze (27,5%) e l’assistenza a persone in difficoltà (24,6%) nell’aiuto diretto. “Il volontariato si conferma anche dall’osservazione di questi dati come un pilastro del nostro Paese - afferma Chiara Tommasini, presidente di CSVnet, l’associazione nazionale dei Centri di servizio per il volontariato -. Cambiano le forme di impegno che vivono una continua evoluzione senza perdere valore, le comunità italiane sono sempre di più animate dal loro contributo. La voglia di partecipare si mantiene alta e va incoraggiata, sostenuta e alimentata in modo corretto”.











