di Alessandra Arini
La Repubblica, 26 marzo 2023
È nato il primo ambulatorio odontoiatrico no-profit. Il laboratorio sociale in vicolo Bolognetti a Làbas è aperto tre pomeriggi su sette. In un anno sono venute 250 persone. Crowdfunding per le nuove attrezzature. Durante l’ultimo anno di università, nel 2019, cinque studenti del corso di odontoiatria dell’Unibo sono partiti insieme per l’Argentina.
Hanno viaggiato in autobus per arrivare nelle favelàs. Si sono accorti di come lì fosse la sanità ad andare nei luoghi del bisogno, e non il contrario, e di come nel loro settore le operazioni per chi ne necessitava costassero meno, anche grazie all’impegno dell’Università pubblica di Buenos Aires.Tornati in Italia e avendo preso la laurea, prima di guardarsi intorno, hanno riaperto la valigia di quel viaggio. Si sono affacciati proprio dalla finestra della facoltà che stavano per lasciare, in via San Vitale 59, e hanno scorto il grande cortile di Vicolo Bolognetti, in cui aveva trovato spazio il municipio sociale del Làbas.
Lì proprio da poco e con grande riscontro era sorto il Laboratorio di Salute Popolare(LSP): uno spazio dedicato alle prestazioni sanitarie gratuite per chi fosse in condizioni economiche di fragilità, dove c’era già un presidio medico-infermieristico e uno sportello psicologico. Ma mancava uno spazio in cui prendersi cura dei denti.
Così interagiscono con Làbas, proponendo il loro progetto. E riescono, grazie a un grande passaparola, nell’impresa, proprio un anno fa, a marzo 2022, aprendo nel pieno centro di Bologna il primo ambulatorio odontoiatrico no-profit. Loro e le altre molte attiviste della salute che da quel momento in poi si sono aggiunte hanno per lo più meno di trent’anni. Nella loro vita privata lavorano in cliniche, ambulatori, studi o altri settori. Poi, tre pomeriggi a settimana vengono qui, a curare chi non può, o chi non può aspettare troppo.
Le pareti sono rosse e blu, la reception è calda e accogliente equasi tutte le attrezzature sono state donate da colleghi, spesso in cambio di svuotamenti di studi e traslochi fatti personalmente da questi giovani dottori. In un anno sono venute 250 persone: soprattutto migranti senza residenza per cui è più difficile avere accesso alle cure, persone senza dimora, ma anche molti cittadini italiani che pur avendo un Isee e quindi diritto alle prestazioni, devono aspettare troppo, e così si rivolgono a loro. La loro attività, dati e non solo, è diventata un report.
Il crowdfunding per nuove attrezzature - Le operazioni che svolgono il lunedì, il mercoledì e il venerdì, dalle 14 alle 18, sono soprattutto di urgenza e volte a ridurre il dolore e a poter tornare a sorridere e a mangiare: e quindi carie, devitalizzazioni, estrazioni e anche, per moltissimi, protesi dentarie. Come quella della signora Ludmilla scappata dalla guerra in Ucraina, o anche di tanti ex detenuti, ora liberi, che hanno potuto solo con difficoltà e tempo accedere ai tradizionali percorsi di cura. Il loro obiettivo, fornendo prestazioni gratuite a chi ne ha bisogno, non è solo abbattere le barriere sociali, politiche ed economiche che precludono l’accesso al Servizio sanitario nazionale, ma anche ripensare proprio lo “stato di salute e di cura” del sistema, partendo dall’intersezione con gli altri sevizi. L’agenda del loro ambulatorio popolare per ora segna tutto pieno fino a maggio.
Ma non basta. Ci sono tanti pazienti che hanno bisogno di più attrezzature. E così ora per migliorare le diagnosi serve un radiografico panoramico nuovo, che consenta di fare indagini più di qualità. Per questo, hanno lanciato una campagna di crowdfunding consultabile sul loro sito (laboratoriosalutepopolare.it) e sui canali social del Laboratorio. Servono 11.500 euro. E l’obiettivo è raggiungerli entro i prossimi due mesi. “Ogni piccolo aiuto sarebbe importante”, dice il giovanissimo dottore Alessandro Fusconi. “Lo scopo è colmare lacune, ma anche portare le cure a un livello superiore. Finora siamo rimasti sorpresi dalla gentilezza. Speriamo di tornare a farlo anche questa volta”.










