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di Ilenia Pistolesi

La Nazione, 12 novembre 2022

Lo storico laboratorio conta 80 detenuti “La pandemia non ci ha mai fermato”. Il Maschio di Volterra apre le proprie porte per avviare un bando a caccia di un professionista cui affidare la direzione tecnica della storica sartoria carceraria, per il periodo compreso fra il primo gennaio 2023 e il 31 dicembre 2024. L’incarico ha come oggetto prestazioni d’opera per la direzione tecnica della sartoria industriale dell’istituto penitenziario: le attività riguarderanno principalmente le prestazioni per conto dell’amministrazione penitenziaria e l’incarico, nel dettaglio, dovrà riguardare la formazione dei detenuti-sarti, avviandone o incrementandone la qualifica professionale. Il compenso, che sarà corrisposto mensilmente, è pari a 20,42 euro orari (Iva inclusa) per una prestazione professionale di massimo 30 ore settimanali.

Ecco i requisiti richiesti: possesso di cittadinanza italiana o di uno Stato dell’UE, possesso di titoli che provano esperienza nel settore sartoriale con attestati di corsi e superamento delle fasi finali degli stessi, non avere procedimenti penali a carico o condanne penali con sentenze passate in giudicato, possesso di una partita Iva. I candidati dovranno far pervenire le proprie domande entro e non oltre 15 giorni dalla pubblicazione del bando sul sito ministeriale www.giustizia.it (il bando è stato pubblicato il 9 novembre) e dovranno essere inviate al seguente indirizzo: Casa di reclusione di Volterra, via Rampa di Castello 4, 56048 Volterra (Pisa). Le domande potranno essere recapitate a mano, per posta ordinaria o all’indirizzo pec Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Le domande dovranno essere corredate dal curriculum vitae. Ago e filo per tessere nuove trame della propria vita: fra asole, stiratura e bottoni i detenuti imparano un mestiere perché la sartoria è una vera e propria attività lavorativa, una piccola fabbrica nel mondo ristretto della Fortezza Medicea, ed è una delle più importanti attività trattamentali e rieducative del carcere. E, nonostante la pandemia, la fucina non ha mai smesso di lavorare.

“Sono ottanta in tutto i detenuti impiegati in sartoria - sottolinea la direttrice del carcere Maria Grazia Giampiccolo - il laboratorio impiega due squadre al mese di quaranta detenuti che si alternano. In questi anni segnati dalla pandemia il lavoro sartoriale non si è mai fermato, adottando le precauzioni previste per altri settori industriali. Un periodo in cui la sartoria si è concentrata principalmente sulla produzione interna del carcere e contiamo di riprendere a creare i nostri prodotti per l’esterno”.