di Ilenia Pistolesi
La Nazione, 28 novembre 2025
La battaglia legale di un uomo che non riusciva a incontrare la compagna. Ma a ottobre la coppia si è sposata cambiando le carte in tavola. Si chiude con una vittoria legale la lunga battaglia di un detenuto del carcere di Volterra per vedersi riconosciuto il diritto al colloquio intimo con la propria compagna, sancito da una storica sentenza della Corte Costituzionale del gennaio 2024 che riconosce il diritto di tutti i detenuti a fruire di colloqui intimi, senza controllo né auditivo né visivo, con la propria moglie o convivente. Con un’ordinanza dello scorso 19 novembre, il magistrato di sorveglianza di Pisa ha accolto il reclamo e ha ordinato alla direzione dell’istituto penitenziario del colle etrusco di organizzare l’incontro riservato entro trenta giorni.
La vicenda, seguita dall’avvocato Pina Di Credico, ha attraversato diversi mesi di braccio di ferro con l’amministrazione penitenziaria. Tutto è iniziato a fine marzo, quando il detenuto ha presentato alla direzione carceraria l’istanza per ottenere un colloquio intimo riservato, ovvero senza il controllo visivo degli agenti di polizia penitenziaria. A supporto della richiesta, l’avvocato Di Credico aveva allegato una robusta documentazione che attestava la convivenza stabile per oltre un anno con la partner prima dell’arresto, avvenuto in Spagna, il Paese dove il detenuto e la donna condividevano regolarmente un’abitazione come una coppia.
A giugno, tuttavia, è arrivato il rifiuto della direzione carceraria, che ha motivato la decisione sostenendo che la convivenza non risultava “sufficientemente provata”. Il colpo di scena è arrivato a ottobre, quando il detenuto, durante un permesso concesso per motivi familiari, ha sposato la compagna. Il matrimonio ha azzerato l’obiezione della direzione: la convivenza, non più da provare, è diventata un legame formalmente e legalmente riconosciuto. Questo elemento è stato decisivo per il magistrato di Sorveglianza di Pisa, che lo scorso 19 novembre ha accolto il reclamo, riconoscendo il diritto all’affettività del detenuto.
Il detenuto è stato assistito, come detto, dall’avvocato Pina Di Credico, professionista nota a livello nazionale per le sue battaglie legali che hanno fatto giurisprudenza proprio sul tema dell’affettività e dei colloqui intimi in carcere, portando spesso le amministrazioni penitenziarie ad adeguarsi alla storica pronuncia della Corte Costituzionale. “L’affettività in carcere è un diritto, quanto lo è il vitto nelle stesse strutture penitenziarie - dice l’avvocato Di Credico al nostro giornale - la vicenda del detenuto di Volterra è l’ennesimo caso emblematico di una battaglia di civiltà e di diritti, l’affettività per i detenuti, che stiamo portando avanti in tutta Italia”.











