di Lorenza Cerbini
Corriere della Sera, 15 ottobre 2025
La Compagnia della Fortezza di Armando Punzo indaga l’utopia del quotidiano, dove l’individuo diventa una folla in cammino. Tre anni di lavoro. Settantadue gli attori coinvolti. Ventiquattromila gli euro raccolti attraverso il crowdfunding e usati per finanziare le scenografie e i costumi del maestoso apparato visivo. Sono questi i numeri di “Cenerentola”, l’ultima proposta del regista Armando Punzo e della Compagnia della Fortezza. Il sipario si alza all’interno del cortile del carcere di Volterra dove il regista partenopeo, premio Leone d’Oro alla carriera, ha iniziato la sua avventura trentasette anni fa. La sua Cenerentola è una metafora come la protagonista della favola di Charles Perrault. “Cenerentola è l’utopia”, dice Punzo, “è colui/colei che ha scelto di non rimanere relegato/a in un angolo e con audacia riesce a coronare il suo obiettivo”. Cenerentola è l’esempio, il motore propulsore per scelte di vita proprie. “Mi rivolgo all’uomo - dice Punzo -. Vorrei si interrogasse. Le persone pensano non sia più possibile influire sulla realtà per cambiarla. Quale mondo stanno immaginando? Può esistere qualcosa di diverso dallo status quo?”.
Lo spettacolo si sviluppa attraverso una pluralità di sequenze. L’individuo in lotta con se stesso diventa una folla in cammino. Dominano le tinte in bianco e nero, delle gonne di tulle, delle tube, dei cilindri, dei giganteschi pannelli che definiscono la spazialità di ogni quadro. Unica nota di colore i capelli rossi di Viola Ferro che contamina il pubblico con risate ora grottesche, malinconiche, stupite (le musiche originali e il disegno sonoro sono di Andreino Salvadori). Ḕ movimento. Ogni attore è una Cenerentola: scienziato, poeta, pittore. Una moltitudine di riferimenti fino al quadro finale in cui svettano un cavallo e un toro, tra de Chirico e Picasso. Ḕ l’apoteosi del metodo Punzo basato sulla parola che diventa trama. “Ogni giorno, con i miei attori, leggiamo, parliamo e ci confrontiamo. Anche Cenerentola è nata così”, cioè tra gli appunti poetici e le formule algebriche appese alle pareti dei laboratori dove hanno preso forma le scene (di Alessandro Marzetti e Armando Punzo) e i magnifici costumi (di Emanuela Dall’Aglio). Un lavoro quotidiano coadiuvato dagli stagisti/e dell’Accademia di Brera.
A Volterra il mondo fuori entra dentro il carcere. “Ci vogliono mille pensieri necessari per portare a termine un quadro” recitano gli attori. “I gesti sono universi e attirano le comete”. “Le utopie hanno il loro orario” e “lo spazio dell’utopia è un’assenza, un solido nulla”. Il successo non si limita all’applauso finale. Continua a collaborare con la Compagnia della Fortezza Paul Cocian. Scontata la pena, l’ex-detenuto ha deciso di restare a Volterra e ogni giorno, terminato il lavoro, torna in carcere per mettere a punto “Fame”, un monologo tratto dal romanzo di Hamsun Knut in cui un giovane scrittore rifiuta i compromessi per la sua insaziabile fame di vita.
“Fame” è ancora in fase di studio e sarà completato entro il prossimo gennaio quando il 16 e 17 andrà in scena al Teatro Era di Pontedera”, dice Punzo. Intanto, Cenerentola è in cartellone, il 9 e 10 aprile al teatro La Pergola a Firenze. Hanno collaborato alla prima di Volterra, Pascale Piscina (movimenti), Andrea Berselli (disegno luci), Laura Cleri (aiuto regia), Alice Toccacieli e Viola Ferro (assistenti alla regia), Cinzia de Felice (direzione organizzativa generale).











