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di Lorenza Cerbini

Corriere della Sera, 20 agosto 2026

Il regista e drammaturgo Armando Punzo: “Riconosciuto un lavoro decennale”. E intanto i progetti, teatrali e non, si moltiplicano. “In questi giorni abbiamo ricevuto la notizia che sono arrivati tutti i nulla osta per la realizzazione del nostro teatro, sarà interno al carcere di Volterra”. Armando Punzo è felice per questo traguardo (quasi) raggiunto. “Da 25 anni combatto per questo progetto e la struttura porterà la firma di Mario Cucinella”. Proprio a inizio anno, il famoso architetto ha presentato la sua proposta (coadiuvata da un plastico) nella cittadina toscana. Il teatro in carcere sarà un padiglione di 400 metri quadrati con capienza di 250 posti, uno spazio leggero (trasparente e smontabile), polivalente e di confine tra il “dentro e il fuori”. Un’opera in partnership con la Compagnia della Fortezza di Punzo che da oltre trenta anni lavora ad una delle più importanti esperienze teatrali italiane ed europee. 

Il teatro in carcere è oggi una realtà (ri)educativa e le opere lì realizzate sono state portate in scena anche alle saline di Volterra e al Teatro La Pergola di Firenze. Il nuovo progetto, dal titolo evocativo, “Il Capitale Umano”, è “ancora in una prima fase di studio”, ma è già presente il suo potenziale evolutivo. “L’estate passata, durante le vacanze, ho scritto una lettera ai miei attori e ai miei collaboratori. Scrivevo “quando siamo insieme facciamo cose straordinarie”. Siamo noi il vero capitale umano. È nata così l’idea di ragionare sul senso stesso della comunità e sulle diverse possibilità di stare insieme”, dice Punzo. “Mi sono ricordato di un libro, In difesa delle cause perse, di Slavoj Zizek. Sono quelle idee che nel corso della storia non hanno vinto, ma questo non significa che siano morte”. Idee racchiuse in parole come democrazia e libertà.

Ne “Il Capitale Umano” di Punzo trovano un luogo fisico, il Grand Hotel Marx. Vi si accede da un ingresso principale su invito di un portiere in gran livrea (magnifici i costumi di Emanuela Dall’Aglio). Il luogo non è del tutto reale, vive nei bozzetti realizzati da mani esperte, nella tridimensionalità della prospettiva, nei chiaro-scuro e in qualche oggetto tangibile (un quadro, un mobile) in un continuo alternarsi tra l’opera intellettuale e di fantasia e la realtà. Il Gran Hotel Marx è fatto di stanze, le celle stesse del carcere come palcoscenico dove l’opera si srotola. Dal soffitto al pavimento, sono state tappezzate di tela per pittori ingiallita con polvere di Siena color ocra. Ogni stanza è dedicata a un personaggio con una storia da raccontare. Vi ha trovato alloggio Louise Michel, che “chiese di essere fucilata per aver partecipato alla Comune, ma perché donna, nel 1873 fu mandata in esilio in Nuova Caledonia, dove avrebbe tuttavia continuato il suo impegno anarchico”, dice Punzo. Vi ha trovato alloggio Don Chisciotte, Gesù e Cristo. Le stanze vuote? “Altri se ne aggiungeranno man mano che Il Capitale Umano prenderà il suo assetto definitivo. Ricominceremo a lavorarci da settembre”. 

Intanto, Punzo ha realizzato in collaborazione con Rossella Menna un nuovo volume, il Breviario di etica artistica (Luca Sossella Editore, 2026) frutto dell’esperienza che il regista ha maturato a partire dal 1988 all’interno del Carcere di Volterra. “Una riflessione sul rapporto tra arte e istituzioni, un breviario di princìpi, pratiche e scelte attraverso cui l’arte può misurarsi con il potere senza lasciarsene definire - dice -. Il principio della committenza nell’arte non è mai scomparso. La committenza è dei codici invisibili del consenso. La distinzione allora non è tra artisti puri e impuri, ma tra chi intimamente si conforma al mondo in cui agisce e chi trova un modo per andarsene restando”.

Le opere di Punzo vivono di colonne sonore proprie e originali, firmate da Andrea Salvadori. I 19 brani di Cenerentola, presentata un anno fa (anche a La Pergola), sono diventati l’album Tra una luce e l’altra, prodotto su Cd (acquistabile su www.funambulo.com), mentre sta facendo la sua strada nei Festival internazionali il film documentario Dentro della regista Elsa Amiel. “Elsa ha vissuto con noi per quattro anni. Dentro, è un lavoro intimo”, dice Punzo. A Volterra intanto, il fotografo Stefano Vaja firma la mostra Fortezza- La Saga del Principio Speranza, a cura di Cinzia de Felice, con lo sguardo partecipe, complice e poetico di chi la Compagnia della Fortezza la vive con i clic e con tanto cuore.