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di Pietro Barghigiani


Il Tirreno, 8 novembre 2021

 

È in carcere dal novembre 2004 e all'ufficio matricola accanto al suo nome compare la dicitura: fine pena mai. C'è un duplice omicidio nella storia di un uomo che sconta l'ergastolo a Volterra e che dietro le sbarre tenta di dare un senso a un'esistenza segnata per sempre. Condannato per aver ucciso una coppia di connazionali a colpi di piccozza in testa, un 39enne lituano ha vinto una causa contro il suo datore di lavoro nonché "padrone" di casa. Il Tribunale di Roma, competente per materia, ha condannato il ministero della Giustizia a pagargli 41.770 euro, la differenza tra quanto percepito come mercede carceraria (gergo tecnico per le paghe dei detenuti-lavoratori) e quanto prevede il contratto collettivo nazionale per le mansioni svolte negli anni. Il detenuto ha preso parte anche a diversi spettacoli messi in scena dalla Compagnia della Fortezza.

Nel novembre 2004 nel Foggiano confessò il duplice omicidio, commesso con un complice, spiegando di essere stato sfruttato e deluso dalla coppia, che aveva li aveva fatti arrivare dalla Lituania trovando loro un lavoro, ma alla quale dovevano cedere il 50 per cento del loro salario. La documentazione allegata nella causa racconta in modo puntuale luoghi, lavori e pagamenti, con tanto di cedolini prodotti, ricevuti nel corso degli anni dall'ergastolano. Dal gennaio all'agosto 2008 è stato carcere di Teramo e dal gennaio 2009 e fino all'agosto 2020 nel carcere di Volterra.

Nel tempo ha svolto varie mansioni. Scopino, porta vitto, piantone, aiuto cuciniere, cuciniere, addetto alla cucina, apprendista lavorazione tessuti, aiuto sarto, muratore qualificato. Il Tribunale di Roma sottolinea la "completezza e la condivisibilità dei conteggi prodotti dalla difesa del ricorrente, in relazione alle differenze retributive oggetto della odierna domanda, sulla scorta della chiara verificabilità dei medesimi in forza del confronto tra gli importi ricevuti - e riscontrabili dalle buste paga - e quelli di cui alle tabelle allegate al Ccnl, ben potendosi ritenere la correttezza degli stessi in relazione alle singole voci indicate ed ai criteri di calcolo utilizzati, coerentemente elaborati in base a quanto accertato in questa sede. Ne consegue la condanna dell'amministrazione convenuta (ministero della Giustizia, ndr) al pagamento della differenza fra quanto spettante, sulla scorta delle superiori statuizioni, e quanto corrisposto al ricorrente, per un totale di 41.770 euro maggiorato di interessi legali dalle singole scadenze fino al soddisfo".